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			<title><![CDATA[La Vittimologia]]></title>
			<author><![CDATA[Dott.ssa Alessandra Gatto]]></author>
			<category domain="https://www.psicoterapia-sistemica.it/blog/index.php?category=Criminologia"><![CDATA[Criminologia]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000016">






<div><strong>La VITTIMOLOGIA (Dott.ssa Alessandra Gatto)</strong></div>
<div> </div>
<div><strong>Docenza pubblicata per CEPIC &nbsp;</strong></div>
<div><br>La vittima , come soggetto passivo del reato, è sempre stata presa in considerazione dal nostro sistema penale, prima di tutto
come elemento dell’esistenza del fatto criminoso e ,in secondo luogo, come valutazione della dinamica dell’evento e gravità dello stesso.<br><br>E’ abbastanza evidente che l’approccio adottato
in passato era basato principalmente sulla figura del reo, sulla sua estrazione sociale e sulla sua condotta nello svolgimento del reato. La vittima, secondo l’allora senso comune, era colei che aveva passivamente subito
un danno e quindi, secondo l’aspetto “retributivo” della legge, andava “risarcita” attraverso la pena inflitta al reo.<br><br>La vittimologia, come disciplina che ha come oggetto lo studio
di alcune caratteristiche personologiche della vittima e delle relazioni tra reo e offeso, nasce molto recentemente e gli sviluppi di tale scienza affondano le radici nel XIX.<br><br>Si devono al Ferri ed a Garofano le
prime considerazioni sull’importanza di considerare anche il comportamento della vittima.<br><br>E’ comunque nel 1948 che Von Hentig con la pubblicazione di “The criminal and his victim” stabilisce
tre tra i concetti più importanti per lo studio vittimologico:<br><br>· Concetto di criminale-vittima: per il quale non si nasce vittima o criminale, ma sono gli eventi a determinare i ruoli<br><br>·
Concetto di vittima latente: per cui ci sono alcune categorie di vittime che per fattori psicopatologici e/o sociali ,sono predisposti a tale ruolo.<br><br>· Concetto di rapporto vittima-aggressore:per cui è
essenziale l’aspetto sistemico-relazionale tra i due.<br><br>Tali aspetti, se ben considerati, hanno una funzione di utilità per quanto concerne la diagnosi, la prevenzione ed il trattamento del crimine.(GULLOTTA
1976).<br>Per correttezza, è importante precisare che per la criminologia alcuni termini, inerenti la vittima, non hanno la stessa valenza nella giurisprudenza, ad esempio la parte lesa, nel caso della sottrazione
consensuale di un minore, per il diritto penale è il genitore, mentre per la vittimologia è il minore stesso.<br>Secondo i recenti studi vittimologici può definirsi vittima “un individuo o un gruppo
che senza alcuna violazione di regole convenute, viene sottoposto a sevizie, maltrattamenti o violenze di ogni genere”(Galimberti,1999).<br>Non tutte gli individui hanno la stessa probabilità di divenire vittime,
esistono predisposizioni chiamate innate quali il sesso, un’infermità, una razza e predisposizioni acquisite sopravvenute nel corso della vita quali ad esempio uno stato sociale. Secondo Fattah (1971) esiste una
distinzione tra predisposizioni biofisiologiche, sociali e psicologiche (slide 1)<br><br>L’età es: infanticidio,<br>Il Sesso: uxoricidio<br>LaRazza:prostituzione<br>Lo Stato fisico:vittima in seguito
all’abuso d’alcool<br><br>Sociali:<br>La professione ad esempio medici all’S.P.D.C.<br>Lo status sociale: minoranza etnica<br>Condizioni economiche: indigenza<br>Condizioni di vita: gli anziani
poiché soli<br>Psicologiche:<br>Deviazioni sessuali:stupri, gli omicidi di omosessuali<br>Psicopatologia: ad esempio uno stupro<br>Di un insufficiente mentale<br>Tratti del carattere: credulità ecc.<br><br><br>Secondo
un’altra tipologia proposta da Sparks nel 1982, un soggetto può contribuire al proprio ruolo di vittima in base ai seguenti elementi:<br>1. Elemento di precipitazione: la vittima con la propria condotta incoraggia,
provoca l’aggressore.<br>2. Elemento di facilitazione: la vittima casualmente o meno si trova in contesti a rischio (durante la notte attraversa vicoli malfamati)<br>3. Elemento di vulnerabilità: per la sua
condotta particolare o posizione sociale (persone Mobbizzate sul luogo di lavoro per opinioni contrarie).<br>4. Elemento di opportunità: in un determinato momento la vittima è la preda più “facile
“<br>5. Elemento di attrattività: ovvero la vittima possiede qualcosa che richiama l’attenzione del criminale (rappresentante di gioielli).<br><br><br>Esistono poi altri studi sulle tipologie di
vittime:<br>La simulatrice che sostiene la propria accusa per vendetta.<br>La vittima immaginaria che non è consapevole spesso per disturbi psicopatologici e perde il senso della realtà.<br>Tra le vittime
reali Fungibili, ovvero quelle senza alcun rapporto con il reo, si hanno invece:<br>Vittime accidentali:a prescindere dalla loro condotta si trovano ad essere coinvolte( una strage in un luogo ecc.)<br>Vittime indiscriminata:
le vittime di terrorismo.<br>Tra le Vittime Reali partecipanti si hanno:<br>Vittime per imprudenza: un’autista in preda all’alcool.<br>Vittime alternative: casi di rissa ecc.<br>Vittime provocatrici: litigio
tra conducenti di auto<br>Vittime volontarie: per scelta come per l’eutanasia.<br><br><br>Il rapporto tra vittima e reo è uno degli argomenti più complessi spesso non facili da analizzare soprattutto
in riferimento al movente. Quest’ultimo è il risultato di forze che cambiano e si trasformano, di impulsi e spinte che mutano a secondo dell’intensità del rapporto tra vittima e carnefice. Spesso,
in alcune dinamiche omicidiarie ,si riscontra un alto grado di intensità determinato da una forte partecipazione emotiva tra reo e vittima. <br>Tali considerazioni hanno trovato ampia applicabilità nel momento in cui gli studiosi si sono resi conto che non si poteva più procedere in base ad un metodo lineare di causa effetto. Ogni
fenomeno omicidiario analizzato non può essere ordinato, semplicemente, per azioni antecedenti e conseguenti.<br>Questo è il risultato di una miriade di fattori: ambientali, sociali e relazionali.<br>Un tale
presupposto parte dalla distinzione fondamentale tra sistemi aperti e chiusi.<br>Il sistema chiuso non effettua alcuno scambio di materia o energia con il proprio ambiente, è quindi un sistema isolato.<br>Un sistema
aperto implica invece continui passaggi di energia e d’informazione da un sistema ad un altro, modificandolo.<br>Essenzialmente la differenza consiste che mentre nel sistema chiuso l’equilibrio è determinato
dalle condizioni iniziali, invece in quello aperto lo stato finale può essere raggiunto da condizioni iniziali diverse o viceversa si hanno risultati diversi da condizioni iniziali identiche.<br>Tale peculiarità
dei sistemi aperti si chiama equifinalità ed è in comune anche nella trasmissione delle informazioni e nel processo di comunicazione.<br>Il concepire la comunicazione quindi di tipo circolare e non più
di tipo lineare ha aperto la Vittimologia a nuovi orizzonti di studio.<br>La vittima è inquadrata non più come oggetto passivo del reato, ma come partecipe più o meno attiva nell’interazione con
il reo.<br>Secondo Bateson, esperto antropologo e studioso della comunicazione: “E’ corretto pensare a due parti dell’interazione come a due occhi che separatamente danno una visione monoculare della realtà,
ma insieme e solo insieme permettono una visione binoculare”.<br>Altro contributo alla Vittimologia ci viene offerto da Watzlawich che,con i suoi assiomi della comunicazione, sottolinea l’importanza della continua
interazione tra gli individui durante il processo di comunicazione che avviene a vari livelli verbale e non verbale, con dinamiche e reazioni molto complesse, soggette a continui adattamenti e cambiamenti.<br>Tali dinamiche
sono ancora più rilevanti nei reati sessuali dove l’elemento irrazionale, gli stereotipi e gli errori di attribuzione facilitano ancora possibili fraintesi.<br>Riguardo al modus operandi i punti più interessanti
sono: la natura, la frequenza e l’intensità relazionale tra la vittima e l’offensore, l’esistenza o meno di una pianificazione del delitto, località e tempo prescelti, grado di violenza e modalità
delle reazioni della vittima, dinamica dell’azione delittuosa e se ad opera di più attori.<br>La letteratura ed i casi di nostra conoscenza, dimostrano nella maggior parte dei casi una forma di collegamento
tra la vittima e l’aggressore, con una gamma di situazioni tra le più svariate.<br>Gli studi riguardanti la diversità dell’età tra l’autore del reato e l’offeso non dimostrano
una percentuale costante di omogeneità nell’età o di diversità.<br>Ultimamente sono altre le considerazioni prese in esame, tra cui un’analisi dei legami esistenti nella coppia “offensore-vittima”
che evidenziano frequentemente relazioni primarie, strette di tipo familiare.<br>In questo caso la violenza viene agita prima psicologicamente “animo illata” e in seguito “corpore illata”.<br>Oltre
alla peculiarità dell’ambito familiare per tale tipo di reato, gli studi e le ricerche di tipo investigativo evidenziano coincidenze rilevanti sulla comunanza di incontri in ambienti di lavoro, su percorsi abituali
o l’ utilizzo di mezzi di trasporto comune.<br>Fatta eccezione per alcuni reati risultato di acting-out, gli atti hanno rilevato come ci sia stata una pianificazione graduale sotto l’impulso che spinge all’appagamento.<br>Quasi
sempre c’è una sorta di premeditazione ed uno studio e valutazione sulla resistenza che potrebbe opporre la vittima e sulle sue abitudini.<br>La scelta della preda e la programmazione della dinamica si avvale
dei comportamenti della vittima che vengono vagliati dal reo.<br>Gullotta e Vagaggini parlano di circostanze che tendono a far precipitare l’evento.<br>Per quanto concerne i luoghi ove il reato è consumato,
nel caso di relazioni primarie ad essere preferita è la casa, laddove la preda è scelta in base ad altri fattori, diviene teatro il luogo aperto. Statisticamente non si ha una stagione preferita, mentre la maggior
frequenza si verificherebbe durante i week-end o gli inizi di questi.<br>La violenza psicologica viene solitamente agita come prodromo di quella fisica su soggetti più deboli anche per l’età ed anche
la reazione della vittima è più forte quanto questa è mentalmente più indipendente dall’autore.<br>Importanti sono anche gli studi effettuati su vittime, per constatare il tipo di danno
psicologico.<br>Si è rilevata una forte presenza di stress, con disturbi di adattamento attraverso una serie di risposte biologiche non specifiche: secondo ciò si svilupperebbe una sindrome divisibile in fasi:
-Uno stato d’allarme.<br>-Uno stadio di resistenza,<br>-Un’incapacità di sopportare ulteriormente la situazione stressante.<br>Ciò si verificherebbe ogni qualvolta un elemento ricorderebbe la
situazione vissuta.<br><br>Dott.ssa Alessandra Gatto <br><br><br>BIBLIOGRAFIA<br>Compendio di Criminologia- di Gianluigi Ponti- Raffaello Cortina Editore<br>Trattato di Criminologia-medicina
criminologica e psichiatria forense –di Franco Ferracuti – Edizioni Giuffrè<br>-Dalla parte della vittima- di Vagaggini- Editrice Giuffrè<br>- Victimology in Italy – An International Journal-
n.1-4- 1982<br>-Con gli occhi della Vittima- di Roberta Bisi<br>- Pragmatica della Comunicazione umana- di Watzlawich – ed.Astrolabio<br>-Verso un’ecologia della Mente-di Bateson- Biblioteca Scientifica<br><br>Disclaimer: <br>ogni riproduzione, totale o parziale, è espressamente sotttoposta a specifica autorizzazione da parte dell'autore. In ogni caso, dovrà essere sempre indicato il nome dell'autrice e
il sito da cui lo scritto è stato tratto </div>
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			<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 18:56:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[“I Delitti passionali e il Femmicidio.”]]></title>
			<author><![CDATA[Dott.ssa Alessandra Gatto]]></author>
			<category domain="https://www.psicoterapia-sistemica.it/blog/index.php?category=Criminologia"><![CDATA[Criminologia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000015">






<div><strong>Violenza di Genere e Delitti Passionali<br>Docenza pubblicata per CENAF tenuta dalla Dott.ssa Alessandra Gatto<br></strong><br><br><strong>“I Delitti passionali e il Femmicidio.”<br><br></strong>"Chiamai il mio amore traditore. E lui, che mi rispose?... Se d’altre donne io mi diletto, vi stendete sul letto con altri uomini" &nbsp;(Otello , William Shakespeare).<br>Il nome della passione
amorosa sono stati commessi, sin dal passato, numerosi crimini. La letteratura ne ha contemplato numerosi esempi della vita di amanti, caratterizzata da drammi di sangue ed atti criminosi. &nbsp;</div>
<div><br>Risulta essenziale quindi delineare il percorso complesso che porta dalla passione amorosa al compimento del crimine definito "passionale". Dal punto di vista etimologico la
parola di origine greca "pathos" e latina "delinquere", si riferisce alla prima ad un sentimento profondo, sofferto che tocca elementi istintuali e quasi primordiali della persona, tanto che nelle situazioni
che in seguito esamineremo di assenza di questo, può portare ad azioni illecite ed estreme. La seconda parola ci riporta ad una violazione penale, con conseguenti sanzioni. Per comprendere in maniera più approfondita
la disanima di tali efferatezze e importante soffermarci sullo studio di Ferra acuti (1988) nella distinzione dello Stato passionale da quello emotivo.<br>Ferracuti definisce infatti emozioni le esplosioni affettive intense
e di breve durata, travolgenti l'individuo, con la perdita talvolta momentanea del possesso dei sentimenti di più nobili e delle inibizioni più valide. Per passione definisce invece un'inclinazione più
durature stabile che potrebbe denominarsi un'emozione-Stato originandosi spesso dalla progressiva intensificazione di un turbamento emotivo.<br>Gli Stati passionali quindi come li abbiamo definiti traggono origine da
un profondo patimento intenso e danno origine a profondi e duraturi per turbamenti psichici tali da disorganizzare l'equilibrio dell'io e di indurlo a commettere un gesto criminale.<br>Il sentimento amoroso che in
una condizione di normalità non porta all'omicidio, se diviene incontrollato assume connotati patologici di ossessione sino al punto di portare a distruggere equilibri familiari e relazionali. Un amore con tali
connotazioni ossessive divora e consuma l’ lo, distogliendo l'attenzione da tutto il resto l'oggetto desiderato e bramato al punto tale da divenire indispensabile per poter far sentire la persona che ama viva
e irreale. L'individuo raggiunge la propria identità e la propria connotazione nel mondo esclusivamente ed essenzialmente solo con il possesso dell'oggetto passionale. Il forte bisogno di fondersi con l'oggetto
d'amore è un tentativo di superamento di una profonda inadeguatezza personale .amore e odio per la perdita dell'oggetto si confondono nella follia omicida.<br>Alla base di moltissimi delitti si è constatato
procedendo a ritroso che il reo spesso è affetto da una gelosia patologica distinta da un normale livello accettabile secondo cui si manifesta un normale sentimento di paura di perdere la persona, inseparabile però
dall'amore per il partner e dal sentimento di non nuocergli.<br>La gelosia "patologica è il timore di perdere qualcosa essenziale per il proprio esclusivo benessere, con la percezione dell'oggetto d'amore
come possedimento e come tale non oggetto posseduto da altri. Affonda le origini in sospetti &nbsp;o circostanze infondate, originandosi da un'angoscia infondata senza alcun riscontro nella realtà. Tale angoscia
produce rappresentazioni mentali in cui si costruisce il "rivale" e in cui la realtà viene interpretata in maniera fallace ed erronea con presunte "prove di infedeltà" e veri e propri "deliri
di gelosia".<br> Lo studioso Altavilla(1953) ha tra i primi analizzato questo tipo di reato individuando tra le probabili cause anche un enorme sofferenza e paura di essere abbandonati e respinti dalla persona
amata, elemento questo che accresce la necessità di conseguire la meta e rimanerne legato ed attratto.<br>Tale atteggiamento potrebbe affondare le origini nell'infanzia del soggetto in una cattiva relazione di
attaccamento che il bambino ha instaurato con i propri genitori. L'incapacità di questi ultimi nel rinforzare il bambino e nell'accudirlo in maniera ambivalente può avere minato gravemente l'autostima
e la fiducia in se stesso producendo un adulto patologicamente geloso e profondamente insicuro.<br>Studi effettuati recentemente su una casistica in aumento di tali reati, dimostrano spesso alla base di tali delitti un desiderio
di possesso assoluto dal parte del partner, che nel tentativo disperato di controllo e nella constatazione dell'indipendenza dell'amato, giunge ad ucciderlo nell'ultimo assurdo tentativo di possesso, impadronendosi
della sua vita, togliendogliela.<br>In tali situazioni spesso il reo può anche non provare rimorso, poiché ritiene il suo atto una conseguenza logica per i ripetuti rifiuti subìti. La persona amata infatti
costituiva il riempimento di un vuoto interiore e la sua assenza, reale o fantasmatica, rappresentava una minaccia ed una mutilazione della sua personalità. Spesso l'unica via d'uscita dalla mancata elaborazione
di una perdita d'amore, appare a questi soggetti &nbsp;essere l'eliminazione fisica dell'altro, come estremo ed ultimo tentativo di possesso.<br>Il primo studioso che ha indagato il fenomeno della gelosia è
stato Freud. Questi infatti ha distinto diverse tipologie:<br>La gelosia competitiva che è caratterizzata da sentimento di ansia e angoscia per la perdita della persona amata, con un atteggiamento di autocritica e
di responsabilità per la perdita attribuita anche a se stessi, con il conseguente risanamento normale della ferita narcisistica.<br>La gelosia proiettata derivata da tradimenti subiti nel corso della vita e da spinte
inconsce verso il tradimento, tali che per alleviare il proprio disagio proietta sull'altro le proprie tendenze al tradimento: è quanto descrive c'è per nel suo dramma Otello.<br>La gelosia delirante
spiegata come tendenza al tradimento rimossa per oggetto di fantasia dello stesso sesso del soggetto o che le pone in essere. Per Freud sarebbe un tentativo di difesa contro un impulso omosessuale troppo forte per essere riconosciuto
quindi "non sono io che lo amo ma lei chiuse virgolette.<br>La criminogenesi &nbsp;del fenomeno è complessa, spesso il delitto è l'ultimo atto di una spirale di violenza e maltrattamento subito dalla
donna .<br>Se prendiamo in esame i rapporti Eures sull'omicidio si apprende che di tutti gli omicidi &nbsp;in famiglia del 2000, il 44,7% è avvenuto all'interno di una coppia di partner o ex partner, nella
maggior parte dei casi si tratta di donne uccise dai propri mariti, conviventi, fidanzati attuali o ex, come risulta dai dati forniti dal dipartimento di pubblica sicurezza, relativi al quinquennio 2001-2006.<br>Il modello
statunitense ha identificato una ruota del potere del controllo e la studiosa Walker in linea ha identificato tre fasi del ciclo della violenza.<br>Nella prima &nbsp;&nbsp;fase si ha un climax (culmine) in cui la tensione
si esaspera con comportamenti verbali agiti contro la donna e atteggiamenti volti a un controllo ossessivo della vittima, l'abusante tende a colpevolizzare la donna per giustificare la sua prepotenza e violenza. Spesso
la vittima tende a cercare modalità per placare la rabbia del partner che cerca di salvare da una situazione di disagio. Tale situazione pericolosa per la donna la porta ad una lenta demolizione psicologica, nella convinzione
di poter salvare il proprio rapporto amoroso.<br>Nella seconda fase dell'esplosione la violenza diviene più forte e la donna cerca strategie di difesa chiedendo aiuto, talvolta cerca di dimenticare la violenza,
soprattutto quando la convivenza forzata. Fughe temporanee e denunce possono essere utilizzate in questa fase come strategia di pressione sul compagno violento perché cessi gli abusi.<br>La terza fase è caratterizzata
dalla presa di coscienza del mal trattante della possibilità della perdita della propria donna come preda, sua proprietà, per cui è portato a giustificarsi mostrandosi rassicurante pur di ottenere il perdono,
attribuendo il proprio comportamento ad una sua malattia, mostrandosi disponibile e gentile. In questa fase la donna si sente indebolita ma e crede in una "falsa" riappacificazione. È questa una fase pericolosa
poiché al rientro in famiglia spesso viene consumato il reato.<br>Il reo che ha perpetrato la violenza ha esercitato un controllo che ha annientato gradualmente la sua "preda" rendendola incapace di reagire,
attraverso un condizionamento continuo morale ed intellettuale <br><br>"la vittima viene immobilizzata come in una tela di ragno, tenuta a disposizione, psicologicamente incatenata, anestetizzata". <br><br>Il maltrattamento è considerato nella stragrande maggioranza dei casi &nbsp;precursore di questi &nbsp;Femmicidi, il termine non è ancora molto usato nel nostro ordinamento giuridico
ma incomincia a farsi spazio nelle discipline criminologiche di tutti i paesi.<br>Si parla di Femmicidio &nbsp;&nbsp;nel momento in cui la vittima dell'omicidio è una donna e la morte è riconducibile al
genere femminile, ovvero determinata da una forma estrema di terrorismo sessuale motivato da odio, sadismo, bisogno di controllo e di esercizio di potere sulla donna, per acquisirne sancirne la presunta proprietà (Russel
 &nbsp;e Radford, 1992).<br>In Italia ogni 96 ore una donna viene uccisa dal proprio marito , convivente o amante attuale o &nbsp;ex (Baldry, 2006).<br>In alcuni paesi ancora oggi si uccide una donna che ha "disonorato"
la famiglia ,Lo studioso Adinkrah (1999) ha rilevato nelle sue ricerche in diversi stati come l'omicidio e il maltrattamento o siano consumati spesso perché il compagno ha cominciato a sospettare della mancata fedeltà
o verginità della propria sposa,. In Turchia ogni 23 mesi viene uccisa una donna per motivi "di disonore". Tali tradizioni di stampo feudale-patriarcale sono state esportate anche in altri paesi europei. Negli
anni 90 nei Paesi Bassi il delitto d'onore non era un evento raro. Anche in Italia sono presenti reati causati dalla "l'onore della famiglia". Nel 2006 &nbsp;&nbsp;Giovanni Morabito ha sparato quattro colpi
di pistola contro la sorella Bruna di anni 32, mamma da 12 giorni, poiché rea, ai suoi occhi di aver avuto un figlio senza essere sposata, interrogato il Morabito era orgoglioso del gesto che salvava l'onore.<br>Il
delitto d'onore, dove praticato ha avuto sempre e continua ad avere la funzione di controllare la vita sessuale della donna nel senso ampio del termine. Tale delitto lo diventa il prezzo che le donne pagano in nome della
libertà di esprimere la propria identità.<br>Fino al 1981 in Italia il delitto d'onore era sanzionato con pene attenuate rispetto all'analogo delitto di diverso movente poiché si riconosceva
che l'offesa recata all'onore da una condotta "disonorevole" era una grave provocazione. In tal caso era quindi un reato in qualche misura tollerato e giustificato.<br><br>L'articolo 587 del codice
penale, abrogato solo nell'81, recitava:<br><br>"chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell'atto in cui ne scopre l'illegittima relazione carnale e nello stato d'ira
determinato dall'offesa recata all'onor suo della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima
relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella"<br>. Quest'articolo del codice penale consentiva che fosse ridotta la pena per chi uccideva la moglie la figlia la sorella al fine di difendere l'onor
suo.<br>Oggi preoccupante dato dell'incremento di tali reati non più definiti d'onore ma oggi come "delitti passionali", dettati dalla gelosia o dalla rabbia di essere stati abbandonati, dimostrano
che cambia il termine, ma non la sostanza. Dalle numerose sentenze di condanna emerge quanto sia diffuso il movente passionale della gelosia, del possesso e &nbsp;nei confronti della donna che paga con la vita la scelta di
sottrarsi ad un uomo dimostratosi, durante la relazione, morboso e possessivo. D<br>Secondo le norme giuridiche si parla di premeditazione quando si dimostra un nesso causale fra azioni precedenti il delitto e il delitto
stesso.<br>I maltrattamenti precedenti il delitto, lo stalking , le minacce spesso di morte che precedono oltre la metà dei casi di omicidio degli ultimi cinque anni, sono avvisaglie molto specifiche del delitto,
forse non ritenute tali per il diritto, ma sicuramente essenziali per le vittime. <br>In base all'articolo 90 c.p. Lo stato emotivo e passionale non costituisce un impedimento all'imputabilità,
ma tende a far escludere la premeditazione come aggravante (ex art,576 c.p.).<br><br>Il legislatore con l'articolo 90 ha voluto mettere fine alla cattivo utilizzo che &nbsp;l'allora codice Zanardelli aveva fatto
in riferimento ai reati motivi passionali. In pratica fino ai primi decenni del novecento si voleva far rientrare nella patologia mentale costituente vizio di mente il &nbsp;reato d'impeto e di passione. Tale condizione
dell'animo hanno invece rilevanza psichiatrico forense quando si integrano in un quadro di patologia di cui sono sintomatici come per esempio il delirio di gelosia nei cronici intossicati da alcol, o l'esplosione di
uno schizofrenico allucinato, o quando sono ascrivibili a un quadro di immaturità tale da escludere la capacità di intendere e di volere.<br>In alcuni casi è ribadita dalla corte di cassazione che:<br>"gli
stati emotivi e passionali che a norma dell'articolo 90 C. p. Non escludono né diminuiscono il imputabilità, possono in via eccezionale influire su questa solo quando, e esorbitando dalla sfera puramente
psicologica, degenerano in un vero e proprio squilibrio mentale con disordine e perturbazioni nelle funzioni della mente e della volontà, sì da eliminare o attenuare le capacità intellettive o volitive
(cassazione penale sezione I ,1 febbraio 1991). Ed ancora..<br>"Il &nbsp;quid pluris che si associa allo stato emotivo passionale deve tradursi in un fattore propriamente patologico, sia pure di carattere infranse unte,
e non inquadrabile nell'ambito di una precisa &nbsp;classificazione nosografica"(cassazione penale ,Sez. I,15 dicembre 1997).<br>Appare chiaro che tali sentenze rendono la situazione molto complessa da valutare,
caso per caso. In assenza di disturbi patologici psichici la "forza della ragione dovrebbe essere tale da consentire ad ognuno di esercitare le funzioni del proprio Io, anche in situazioni altamente stress o gene e traumatiche.
Appare palese che spesso il ricorrere all'impossibilità di fare scelte, non costituisce altro che una modalità di giustificazione del passaggio all’ atto.<br>Ci si è resi conto come il delitto
passionali abbiano molto in comune con il vecchio delitti d'onore. Nel delitto d'onore si cercava di salvaguardare lo status della famiglia all'interno della società, nel delitto passionale, si è
in una dimensione più privata, ma il movente è lo stesso: essersi sentiti umiliati per la perdita del controllo di una donna sentita come oggetto e proprietà a cui non è permesso di vivere la propria
vita.<br>Mentre in precedenza l'onore era riacquistato da un componente della famiglia oggi è direttamente il partner a ricostituire l'ordine perso.<br>Sembra che la commissione del reato vista ancora &nbsp;come
modalità stereotipata e molto diffusa , &nbsp;&nbsp;causato da un &nbsp;acting out, da un momento di follia o raptus, sia invece da attribuirsi ad un reato iniziato gradualmente e composto da gesti reiterati &nbsp;&nbsp;finalizzati
a controllare, intimidire, minacciare, fino a raggiungere un acme e terminare nell'ultimo estremo atto di morte.<br>Potrebbe in tal senso far pensare ad azioni premeditate forse non dal punto di vista giuridico, difficilmente
dimostrabile, ma dal punto di vista criminologico ,se per premeditazione si intende precedenti condotte reiterate, volte a rendere fragile la persona ledendo la sua personalità. Come abbiamo detto la forma più
diffusa di femmicidio risulta essere il cosiddetto delitto passionale &nbsp;, riconducibile ad un senso di possesso è proprietà da parte del reo nei confronti della vittima.<br>Dai dati dell'-eures risultano
i seguenti principali moventi:<br>• Gelosie e &nbsp;possesso 43%<br>• liti e dissapori 23,9%<br>• raptus 10,6%<br>• patologia conclamata 3,6%<br>• &nbsp;malattia della vittima 6, 6%<br>•
difficoltà economiche 3,4%<br><br>Dal punto di vista della gelosia patologica in ordine di gravità &nbsp;possiamo distinguere diverse tipologie:<br><br>La gelosia ossessiva &nbsp;&nbsp;rientra nelle tematiche
descritte nelle DSM IV, indicate per il disturbo ossessivo-compulsivo.In tale quadro il dubbio lacerante sull'infedeltà del partner non riesce a placarsi, la persona che ne soffre cerca continuamente segnali che
possano confermarlo o smentirlo. Spesso occupa tutta la sua attività nella ricerca di infedeltà del partner e talvolta pur riconoscendo l'infondatezza dei sospetti di vengono trascinati e sommersi dall'ossessione
per tale tematica. Le compagne vengono martellate da interrogatori, la biancheria intima è ispezionata alla ricerca di tracce. Nella mente continuano a permanere pensieri che pur sentiti come assurdi non riescono a
scacciare. Talvolta l'altro accetta per anni tali comportamenti, costituendo perfettamente l'altro elemento della coppia "patologica".<br>La Sindrome di Mairet.<br>La gelosia in questa sindrome occupa
tutto il campo esperienziale del paziente, spesso è definita "iper estesi a gelosa". Le idee sono tanto persistenti da costituire uno stile di vita e assumono la struttura formale di idee prevalenti, tanto
da spingere ad agire di definiti dal contesto esterno, abnormi e patologici.<br>La sindrome di Otello.<br>La persona è convinta dell'infedeltà del partner, tenta in ogni modo di strappare la confessione
al partner, ne restringe l'autonomia, assolda investigatori. Tutto è volto a dimostrare la colpa dell'altro. Spesso vengono attuati comportamenti ricattatori, coercitivi fino alla violenza fisica. La &nbsp;ammissione
del tradimento viene utilizzata come unica soluzione per la fine dei tormenti a cui è sottoposto il partner accusato, che talvolta accondiscende alla confessione nella speranza di trovare pace. Nulla di più falso,
poiché l'accusatore rincara la dose e la sua aggressività spesso fino alla commissione di un reato. Molte volte questa sindrome è la complicanza di una dipendenza da alcolismo.<br>Lo psichiatra Ronald
Mowat in Inghilterra ha svolto studi interessanti analizzando il comportamento criminale del geloso, il suo delirio consistente nella convinzione dell'essere traditi è rafforzato da allucinazioni visive o uditive,
vede sente o prova tutto in funzione della dimostrazione dell'infedeltà. È il classico caso descritto &nbsp;mirabilmente &nbsp;da Shakespeare nell'Otello nella scena del ritrovamento del fazzoletto di
Desdemona. Anche gli sguardi sono indizio di infedeltà. Nel gesto omicida spesso viene rappresentato un meccanismo di difesa contro la &nbsp;&nbsp;propria ferita narcisistica, inferta dal partner infedele .<br>Con
la morte del traditore il geloso pensa di poter riaffermare il suo valore e dimostrare il dominio e la superiorità sulla vittima, è quindi concepito come un atto di giustizia e liberazione.<br>Alcuni comportamenti
del reo per "passione" sono caratterizzati dopo il delitto da una mancanza di resistenza all'arresto, anche se non immediatamente avviene la confessione. Il racconto è spesso ambivalente e ricco di elementi
contraddittori, talvolta per un turbamento emotivo, altre volte per una perseverazione dell'essere nel giusto.<br>In alcuni casi vengono elaborati propositi suicidi ari che lasciano presumere come l'uccisione della
partner sia il risultato di un gesto di rabbia e in secondo momento la presa di consapevolezza del suo gesto.<br>In altri casi l'omicidio-suicidio sarebbe il risultato di una premeditazione e di una sorta di suicidio
esteso ovvero spesso uccidono la moglie e i figli per non farli soffrire.<br>Caratteristiche del reo fattori di rischio.<br>Spesso sono socialmente svantaggiati, con problemi economici(Merzagora- Betsos e Pleuteri,2005).<br>Talvolta
provengono da contesti di abuso subito &nbsp;o assistito intrafamiliari, i bambini testimoni di maltrattamenti fra genitori, da adulti sono a maggior rischio di riprodurre le violenze cui hanno assistito (Widom,1989).<br>Il
delitto è l'ultimo atto di precedenti storie relazionali finite male o maltrattamenti all’interno della coppia.<br>Il possesso di armi aumenta la probabilità della commissione del reato.<br>Tra
tra i disturbi di salute sono stati evidenziati precedenti di depressione, insonnia grave, disturbi della personalità di tipo border-line.<br>Ulteriori fattori di rischio sono determinati da una dipendenza di sostanze.<br><br>Caratteristiche
della vittima fattori di rischio.<br>Tra i fattori di vulnerabilità sono da considerarsi lo svantaggio sociale, lo status di immigrata.<br>La aver avuto precedenti relazioni maltrattanti, elementi questi che inducono
ad una situazione passiva.<br>Problemi inerenti disturbi psicosomatici.<br>Precedenti di abusi di sostanze possono rendere la vittima più fragile e soggetta a continui soprusi.<br><br>Numerosi studi sono stati
effettuati inerenti la qualità del legame emotivo e gli atteggiamenti relativi ai ruoli assunti all'interno della coppia e &nbsp;&nbsp;al tipo di relazione instauratasi.<br>L'erotomani a come ulteriore elemento
scatenante. Nel 1921 lo psichiatra francese Cleraumbult, definì la sindrome con il suo nome come un ulteriore possibile disturbo psicopatologico che può indurre all'omicidio passionale o femmicidio.<br>L'erotomani
a è stata classificata dal DSM IIO R come un sottotipo del disturbo paranoide di personalità. Il quadro delirante di questo disturbo è basato sulla convinzione di essere amati da un individuo di sesso
opposto appartenente ad un rango solitamente superiore nella fantasia i soggetti pensano di essere amati da Lissone importanti, quali attori medici statisti eccetera. Nel suo delirio è convinto di un amore ricambiato
e nell'attesa della realizzazione perseguita la persona amata, interpretando gesti insignificanti come segno di amore ricambiato.<br>Kaplan (1996) studiando gli erotomani ritenne tale comportamento il risultato di un
trauma o una deprivazione affettiva subita nell'infanzia. Tale incompletezza affettiva e la conseguente insoddisfazione sessuale viene trasformata in una sconvolgente passione ed ossessione che soggioga completamente la
loro mente al punto tale che se respinti ripetutamente dall'oggetto o d'amore, possono arrivare alla commissione del delitto. L'alta pericolosità di tali soggetti è costituita dalla loro tendenza
ad oggettivizzare la vittima, per esercitarne un dominio esclusivo. L'impulso irrefrenabile, causato dalla loro ossessione, può scaturire in un crimine.<br><br><br>L’Omocidio Può essere delitto
passionale?<br>Molti reati commessi hanno aperto numerosi interrogativi anche in tal senso, ma le indagini hanno messo in luce più moventi &nbsp;riconducibili all’emarginazione e disperazione piuttosto con omicidi
commessi per motivi passionali. Il famosissimo Caso di Pier Paolo Pasolini, per alcuni aspetti ancora poco chiaro, si è ricondotto poi nell’ambito della prostituzione, dei “giri “frequentati dall’attore.
Di rado si tratta di omicidi nell’ambito di una coppia gay, più forse come delitti nell’ambito dell’omofobia e dall’analisi effettuata sui casi a disposizione della Squadra Mobile e dall’UACV
della P.di S. si tratta di delitti commessi da giovani, che si prostituivano , reclutati dalle vittime per strada il luoghi di “marchette” , per prestazioni sessuali,spesso finite male per richieste violente di
prestazioni &nbsp;a cui il reo non vuole sottostare ed a cui reagisce violentemente o per tentativi di rapina terminata male.<br>Sono spesso ragazzi ai margini della società, in forte stato di bisogno, spesso immigrati,
sbandati come afferma Pini (2002)che possono diventare molto pericolosi:”Il ragazzo più pericoloso è senz’altro il ragazzo sbandato ignorante che non ha nulla da perdere, spesso tossicodipendente.
Questa pericolosità diventa micidiale quando il giovane non ha risolto la sua identità sessuale”.<br>Dall’esame autoptico le vittime dimostrano di aver subito un’attività di overkilling.<br><br>Una
 Metodologia &nbsp;d’intervento per arginare l’incremento dei” delitti Passionali”.<br>Analizzando in seguito insieme alcuni casi, ci renderemo conto come molti &nbsp;delitti erano in qualche
modo "annunciati" da tempo &nbsp;. Molto spesso si è in presenza di situazioni da tempo critiche all'interno di coppie, già segnalate per violenza domestica e sottovalutate per gravità anche
dalle istituzioni,spesso anche per carenza di risorse o mancato coordinamento delle risorse sul territorio.<br>È necessario che si prenda sempre più coscienza nel fornire supporto e nel contribuire a fungere
da deterrente nella commissione di tali reati.<br>Negli ultimi anni sono stati realizzzati studi internazionali volti ad identificare le caratteristiche e la natura dei maltrattamenti,, dell'autore di violenza e della
vittima. Si sono cercate di affinare tecniche nella valutazione del rischio anche di recidiva. In Canada è stato messa &nbsp;a punto Una procedura identificata come SARA Spousal Assault Risk Assessment, valutazione
del rischio di aggressione del partner, voluta dal governo canadese e dal ministero degli interni a causa dell'incremento dei delitti "passionali".<br>Il SARA si basa su 20 fattori di rischio che vanno ad indagare
aspetti e relativi la storia di violenza, l'adattamento sociale, eventuali precedenti penali, la salute mentale. Certamente non risolve il problema alla base, ma è una procedura scientificamente valida nel raccogliere
le informazioni e trasmetterle agli organi giudiziari deputati alla gestione del caso, dando un quadro esaustivo degli effettivi rischi inerenti una coppia o soggetto. Tale procedura è attualmente utilizzata in Svezia,
Scozia e in forma sperimentale in Italia, Grecia, Paesi Bassi, Portogallo eccetera .<br>La versione utilizzarla anche in Italia viene utilizzata dalle forze dell'ordine, dalla magistratura, dai servizi sociali e da parte
di chi opera in un centro antiviolenza o in un servizio di assistenza per le vittime di maltrattamenti.<br>Schemi di SARA<br><br>Casi:<br>Bari : la moglie lo chiamava cretino lui la massacra a sprangate. Il delitto
in casa durante una lite. La vittima colpita alla testa. La coppia litigava da mesi, per motivi futili: il tipo di cena, il programma da vedere in televisione. Lui era molto geloso durante l'ultima lite lui le ha dato
della stupida, lei ha risposto dandogli del cretino. "Non c'ho visto più" ha detto ai carabinieri quando è andata costituirsi "sono impazzitelo uccisa". La Repubblica, 16 aprile 2005.<br>Torino:
"irrompe tra i banchi del mercato e uccide la X fidanzata per gelosia, da tempo la perseguitava. Il padre della ragazza racconta: "non voleva rassegnarsi, si è buttata a capofitto nella sua ossessione. Mia
figlia era spaventata perché lui andava sempre da lei al mercato dove lavorava e la riempiva di insulti". La stampa, 23 giugno 2005.<br>Provincia di Sassari: "una fucilata in pieno petto per non farla andar
via, per impedirle di portar via il loro bambino di otto anni da tempo i due litigavano non andavano d'accordo vivevano separati in casa. Dissidi inconciliabili con un uomo irascibile, spesso ubriaco, titolare di una ditta
poi fallita". Il giornale di Sardegna, 12 ottobre 2005<br>Milano: "nella notte di San Silvestro spara alla moglie che dorme, da qualche tempo l due litigavano spesso. Lei aveva deciso di separarsi e lui non voleva.
Per ucciderla usato la pistola tamburo che aveva acquistato per difendersi dai rapinatori, faceva il gioielliere. La Repubblica, 1 gennaio2005.<br>Roma: aperte virgolette assassinata davanti al figlio dal marito da cui si
era separata. L'omicida non sopportava la separazione e aveva minacciato altre volte la vittima. Una separazione scandita da scenate e minacce. Polizia e carabinieri intervenuti già due volte in precedenza. La Repubblica,
24 giugno 2005.<br><br>Milena , il finto rapimento,<br>nel2004 una donna di 47 anni in una cittadina toscana veniva uccisa con colpi di arma da fuoco dall'ex compagno Paolo di 35 anni. I due conosciutisi nel 2000
e due avevano iniziato una relax ione mai condivisa dai figli della donna e si era interrotta all'inizio del 2004, alla scoperta di Milena del tradimento del compagno. La notte dell'omicidio l'uomo avrebbe dovuto
accompagnare a casa Milena mentre invece l'aveva condotta nel suo appartamento dove dopo un ennesimo litigio, aveva perso la testa e l'aveva uccisa con tre colpi di pistola attinti alla testa poi aveva incendiato il
cadavere con la benzina, l'aveva fatto a pezzi con un'ascia in giardino, infine l'aveva caricato in auto e arrivato a pochi kilometri da un centro urbano l'aveva abbandonato chiuso dentro un sacco alcune parti
del cadavere archiviate per meglio trasportare il corpo nel bagagliaio furono buttati in alcuni cassonetti. L'uomo si era poi recato a casa della compagna per portare via il cane di lei e ucciderlo. Due giorni dopo la
scomparsa di Milena i figli e una sua amica avevano presentato una denuncia di scomparsa. L'autore, fino al ritrovamento del cadavere due mesi dopo, si è sempre dichiarato molto preoccupato per la scomparsa della
compagna inscenando addirittura il rapimento della stessa. Dopo aver commesso la o l'omicidio l'autore ha anche inviato messaggi d'aiuto con il cellulare della donna dove questa diceva di essere stata sequestrata
da sconosciuti. A casa dell'uomo sono stati ritrovati oggetti abiti personali della vita in una insieme ad un'accetta sporca di sangue. In seguito su indicazione dell'omicida, sia rinvenuto il cadavere in un fossato
a centinaia di kilometri. L'uomo è stato riconosciuto capace di intendere e di volere, nonostante sue sofferenze ricche e un'infanzia tormentata gli è stato diagnosticato un disturbo depressivo e la presenza
di un disturbo di personalità border-line non grave. È stato condannato con una sentenza di primo grado all'ergastolo.<br>Nicoletta.<br>Nel 2000 in provincia di Lodi Nicoletta ventunenne veniva uccisa
da Luca suo partner con alcuni colpi di arma da fuoco. Secondo i racconti dei familiari di lei Luca era violento, Nicoletta aveva spesso segni di violenza sul volto, braccia e gambe che lei stessa attribuiva al compagno. Due
settimane prima del reato si era recato in un barra con un occhio tumefatto e li vidi in volto affermando però di non voler sporgere denuncia. La madre di lei afferma che nell'ultimo periodo aveva consigliato alla
figlia di lasciarlo. I litigi tra i due erano causati dalla gelosia e di intolleranza di lui che non lasciava allei spazi di libertà. Il giorno dell'omicidio Luca si era recato in auto insieme a Nicoletta dalla
ex se moglie di lui per chiarire alcuni elementi riguardanti la loro situazione ma i toni della discussione si erano accesi tanto da svegliare il figlio minore della precedente unione. Nicoletta nell'assistere al diverbio
tra i due ex coniugi, aveva cominciato a riprendere Luca sul modo in cui si rivolgeva alla ex se moglie, che vedendolo in stato di agitazione gli aveva chiesto di consegnarle la pistola che l'uomo aveva con sé.
A quel punto Luca impugnando l'arma era sceso dalla macchina aveva fatto il giro l'aveva puntata contro la giovane fidanzata, poi le aveva dato un bacio ed era tornato al suo posto. Nicoletta però aveva continuato
ad inveire contro di lui dicendogli: "fallo! Chiuse virgolette a quel punto l'uomo le aveva puntato la pistola e le aveva sparato alla tempia. Le aveva messo poi l'arme in mano e aveva chiesto alla ex moglie che
aveva assistito a tutta la scena di dire che la ragazza si era suicidata. La donna, per paura, aveva accettato, ma poche ore dopo, sentito dal pubblico ministero aveva confessato quanto realmente accaduto. Dalla perizia psichiatrica
si è vinto che al momento del fatto Luca era capace di intendere di volere l'uomo è stato condannato in primo grado a 15 anni di reclusione.<br><br>Alcuni Casi trattati personalmente<br>Arba &nbsp;&nbsp;,è
una giovane donna giunta in Italia dal Marocco con suo marito a cui è stata sposata per forza fin da adolescente. A lei , Alì &nbsp;non è mai piaciuto, ma le famiglie hanno combinato tutto il matrimonio,
anche perché lui è un cugino lontano e” la razza rimaneva così unita”a dire dei parenti.<br>Vengono in Italia dopo il matrimonio per lavoro, lui operaio è sempre stato brusco e violento
con Arba, non avendo mai dispensato a lei un po’ d’affetto ,neanche considerando che lei ha &nbsp;perso la mamma da bambina ed è stata cresciuta da una zia, che la stessa Arba definisce dura e arcigna. &nbsp;<br>La
vita in Italia è dura e Arba, incinta prima di sua figlia Betty e poi, dopo due anni, del piccolo Mohamed, deve rinunciare ad un piccolo impiego che aveva trovato come commessa, per dedicarsi ai piccoli.<br>Suo marito
sempre arrabbiato per la diminuzione del denaro in famiglia, la scuote e spesso la insulta per un nunnulla , anche davanti ai bambini. I Maltrattamenti aumentano e le botte anche, in più Alì porta soldi in casa
raramente e di dubbia provenienza. &nbsp;Arba protesta perché ha capito che lui è in un brutto giro, inoltre non vuole più sottostare alle violenze e non vuole crescere i suoi figli in un clima di terrore
e paura. Il piccolo ha addirittura imparato ad imitare il padre dicendo alla madre, quando lo rimprovera “guarda che lo dico a papà che ti picchia”. La femminuccia è sempre più impaurita anche
a causa delle numerose liti e minacce anche di morte da parte di Alì verso mamma Arba. Una mattina , successiva ad un ennesimo litigio , Arba si avvicina al fornello per accenderlo e riscaldare il latte ai figli, quando
 improvvisamente all’accensione la fiamma si espande in maniera anomala , estendendosi &nbsp;&nbsp;intorno a tutto ed avvolgendola completamente. Arba ha raccontato &nbsp;che tra le fiamme ha pensato velocemente
che lui aveva buttato qualcosa sul fornello per farla bruciare e che doveva vivere assolutamente per i suoi bambini, quindi con una incredibile volontà di vivere, si dirige avvolta ancora dalle fiamme, sotto la doccia,
che riesce fortunatamente ad azionare. &nbsp;I bambini si erano salvati perché la mattina presto erano soliti scendere &nbsp;in cortile a giocare, mentre la mamma preparava la colazione.<br>Le fiamme le hanno bruciato
tutto il lato sinistro, dalla spalla in giù fino al gomito, il polso e la mano ed una parte della schiena sinistra. La tempestività di Arba e il suo istinto di vita l’hanno salvata, per cui di corsa si
precipita ferita, insieme ai bimbi terrorizzati nel vedere così la mamma ,da una vicina che la soccorre e li porta in ospedale &nbsp;. Qui,in seguito, racconterà tutto e denuncerà il compagno Alì,
che nel frattempo raggiuntala voleva portarle via i bambini. Resosi conto dell’avvio delle indagini immediate, Alì fugge e tutt’oggi &nbsp;è clandestino da qualche parte, con un mandato di ricerca
internazionale per tentato omicidio .E’ stato infatti &nbsp;confermato, dai vigili del fuoco e dalla Polizia, &nbsp;l’incendio doloso incrementato dallo spargimento di una sostanza chimica sul fornello, prima dello
utilizzo di Arba, inoltre Alì era stato sentito &nbsp;urlare più volte dai vicini “Ti brucerò” verso la sua compagna. &nbsp;&nbsp;&nbsp;Arba oggi , dopo una psicoterapia ed un supporto economico
organizzativo attraverso una temporanea accoglienza in una struttura per madri e bambini in difficoltà, che l’hanno aiutata a recuperare la fiducia nell’Altro, ha ricominciato a lavorare ed è autonoma
insieme ai suoi bambini.<br>Gilda , proviene dall’Africa centrale, appare sin da subito nel parlare timorosa, ma ciò di cui parla ci riporta ad una fierezza e dignità di donna che come &nbsp;lei stessa
afferma ha riconquistato da poco.<br>E’ mamma di una bellissima bimba di quattro anni che ha avuto dal suo compagno italiano, che dal racconto inizialmente sembra averla “salvata” da un traffico di schiave
per la prostituzione.<br>Parla poco del passato di cui si vergogna anche se a poco a poco rivela che l’uomo che l’aveva savata dalla prostituzione si è sostituito ai “carnefici”, soggiogandola
e considerandola come un oggetto di appartenenza personale, privo di possibilità di scelte proprie.<br>Il suo ruolo doveva limitarsi a donna di casa e madre della loro figlia, consentendole di uscire pochissimo e
controllandole, persino, il tempo di uscita nel fare la spesa &nbsp;.<br>Alla prima ribellione per tali limitazioni, sono seguiti maltrattamenti e percosse ripetute anche davanti alla figlia minore, per cui Gilda dopo due
anni di violenze decide di scappare chiedendo aiuto.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 18:46:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Ippoterapia, un aiuto per “saltare il muro”]]></title>
			<author><![CDATA[Dott.ssa Alessandra Gatto]]></author>
			<category domain="https://www.psicoterapia-sistemica.it/blog/index.php?category=Minori_e_genitorialit%C3%A0"><![CDATA[Minori e genitorialità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000014">






<div><strong>Intervento della Dott.ssa Alessandra Gatto pubblicato sulla rivista della Polizia di Stato</strong></div>
<div><strong>“Polizia Moderna” &nbsp;</strong></div>
<div>Ippoterapia, un aiuto per “saltare il muro”</div>
<div> </div>
<div><em>”E’ impossibile non comunicare. Così afferma Paul </em>Watzlawick famoso psicoterapeuta e ricercatore presso il Mental Research Institute di Palo Alto (U.S.A.), considerato il maggior esperto in materia di comunicazione.</div>
<div>Tale affermazione è valida anche per le patologie più diverse e complesse (psicosi, autismo, ecc.) , per noi non ancora chiare, dove può sembrare in apparenza non esistere alcun tipo di comunicazione o relazione.</div>
<div>Uno di questi casi è proprio l’autismo.</div>
<div>I soggetti affetti da tale patologia, infatti, guardano senza guardare, odono senza ascoltare, toccano senza toccare, vivono in un tempo senza tempo dove non esiste ieri, oggi o domani. </div>
<div>Nel caso di bambini con blocchi psico-motori od autistici, dobbiamo tenere sempre presente il loro mondo, costituito maggiormente da immagini &nbsp;e sensazioni.</div>
<div>E’ in questo contesto che l’ippoterapia (una recentissima &nbsp;tipologia di trattamento, affacciatasi dopo la constatazione della funzionalità ed efficacia della petterapy, terapia
con gli animali) può costituire un valido aiuto e supporto.</div>
<div>L’ippoterapia è basata sull’avvicinamento al cavallo dei soggetti disabili per tappe di difficoltà, con l’accompagnamento di operatori qualificati. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;
</div>
<div>E’ ,dunque, uno dei percorsi migliori che possono essere adottati, purchè preveda e presupponga un progetto terapeutico più ampio di tipo sistemico-familiare ( metodo
di psicoterapia basato sull’esame e sul supporto non solo della persona che mostra il sintomo, ma anche dell’intero nucleo familiare, così da aumentare sensibilmente la possibilità di recupero del
paziente).</div>
<div>Con l’ippoterapia, il contatto con il cavallo ha il pregio di stimolare la relazione con l”altro”, prediligendo un canale non verbale, basato su gesti e carezze.</div>
<div>Tale interazione,infatti, agisce proprio su quell’aspetto comunicativo in apparenza negato, ma che dalla relazione con il cavallo viene stimolato in maniera diretta.</div>
<div>La figura del “cavaliere”attiva &nbsp;inoltre, un livello più profondo legato alla favola ed al gioco, rendendo più probabile lo sblocco della realtà che, secondo la Psicoterapia
Familiare, si è cristallizzata all’interno del sistema famiglia.</div>
<div>Per promuovere un cambiamento all’interno di tali disturbi, si è constatato che la sinergia e il trattamento in parallelo dell’ippoterapia e/o petterapy con la Terapia
Familiare <em>(Nome proprio di tipologia di trattamento</em>), offre un’ottima opportunità di percepire il bambino non più come “mancante “o
“carente”, ma come “competente”e “partecipe” di un processo che, in un contesto terapeutico familiare più ampio, può reintrodurre lo scorrere del tempo e del movimento, restituendo
la dimensione evolutiva .</div>
<div>Al di là dunque di ogni muro, apparentemente “invalicabile”, ricordiamoci che c’è sempre un orizzonte &nbsp;“infinito”.</div>
<div> </div>
<div> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Alessandra
Gatto</div>
<div> </div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 18:43:00 GMT</pubDate>
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		<item>
			<title><![CDATA[Progettare l’Autonomia nella Famiglia Monogenitoriale]]></title>
			<author><![CDATA[Dott.ssa Alessandra Gatto]]></author>
			<category domain="https://www.psicoterapia-sistemica.it/blog/index.php?category=Famiglia_e_coppia"><![CDATA[Famiglia e coppia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000013">






<div><strong>Intervento della Dott.ssa Alessandra Gatto al Convegno organizzato dal Comune di Roma - V° Dipartimento</strong></div>
<div><strong>“ Progettare l’Autonomia nella Famiglia Monogenitoriale”</strong></div>
<div><br></div>
<div> </div>
<div> </div>
<div>Il mio lavorare quotidianamente con persone che sono passate dalla famiglia classica alla tipologia della famiglia “monogenitoriale”, mi ha direttamente messa in contatto con le
profonde e complesse dinamiche che si agitano all’interno, inoltre L’analisi dei dati dell’ISTAT, che dimostra come dal 2000 ci sia stata una rappresentanza di questa tipologia del 10,8%, del complesso degli
altri nuclei familiari, rispetto al 9,6% del 1988, con un palese incremento, hanno maturato maggiormente in me la convinzione di come sia essenziale sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo questo profondo cambiamento
sociale e di quanto l’aumento di questo fenomeno, originatosi spesso da una rottura familiare, assuma un’importanza notevole, come ha notato anche lo studioso Sabbadini (1999) . &nbsp;<br>Per siffatte motivazioni
ho proceduto ad un’attenta analisi del fenomeno che, a mio avviso, deve mirare alla prevenzione dell’ esclusione sociale di questa nuova tipologia di famiglia.</div>
<div>°°°°° &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;°°°°° &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;°°°°°</div>
<div><br>La &nbsp;crescente fragilità ed instabità dell’ istituzione “Famiglia” ha dato impulso ad un processo di trasformazione &nbsp;e di perdita &nbsp;di centralità
della Famiglia, intesa nel modo tradizionale.<br>Sono comparse nuove rappresentazioni familiari &nbsp;conseguenti &nbsp;al fenomeno della defamiliarizzazione e ad una “apparente” meno rigida divisione dei ruoli
tra uomo-donna nella nostra società moderna.<br>Nel corso del tempo la rappresentazione familiare al suo interno ha permesso una libera scelta delle relazioni &nbsp;e, come afferma &nbsp;Margaret Mead (1962) , viene
sottolineato il carattere di "volontarietà" che tende a caratterizzare l'attuale vincolo coniugale, facendo in modo che esso non sia più una scelta irrevocabile.<br>Tale processo, di per sé
positivo, è ispirato a reali principi di reciprocità e di eguaglianza nella coppia, sia come capacità di sostentamento, sia di educazione e sostegno per i figli.<br>Mentre nel Welfare europeo &nbsp;tali
principi sono stati tenuti in considerazione, per cui all’incremento dei divorzi e della formazione delle nuove tipologie familiari monogenitoriali si è prestata maggiore attenzione alle politiche sociali e lavorative
sia delle famiglie monogenitoriali maschili, sia femminili, in Italia di fatto rimane presente una forte disuguaglianza &nbsp;di genere.<br>Si evince che &nbsp;la famiglia monogenitoriale, a capo famiglia donna, &nbsp;è
stata “scoperta” solo nel 1983, quando la visibilità sociale del fenomeno ha cominciato, sebbene lentamente, a crescere (Bimbi 1997, 2000) . &nbsp;<br>La sovrarappresentazione delle donne tra i capofamiglia
dei nuclei monogenitore si può ascrivere a diverse cause:<br>la tendenza ad affidare alle madri la custodia dei figli in caso di separazione o divorzio; <br>il più elevato tasso di mortalità tra gli uomini e quindi per vedovanza; <br>la più elevata propensione al secondo matrimonio da parte degli uomini divorziati rispetto alle donne; <br>la tendenza presentata dai figli nati al di fuori del matrimonio a vivere con le proprie madri, in alcuni casi anche perché non riconosciuti dal padre, che non se ne vuole fare carico. <br>Il fenomeno può dunque essere considerato essenzialmente femminile.<br>Tale condizione implica una debolezza ed una maggiore fragilità nell’economia familiare, in quanto parimenti
al monogenitore maschile, il reddito e le difficoltà di gestione interna non vengono più condivise, ma per di più , nel caso della monogenitorialità femminile con bimbi a carico, la presenza e la
scelta “volontaria” della donna come caregiving &nbsp;principale, se non addirittura unico, nei casi di cui andrò a trattare, rappresenta uno scoglio spesso inconciliabile e contrastante nella ricerca lavorativa.<br>Mi
riferisco al mercato del lavoro che, attualmente già molto scarso, offre un’offerta più di tipo full time, facilmente attuabile per l’uomo che non ha bimbi con sè, piuttosto che part-time per
le madri sole, incrementando un turn-over, dal quale risulta difficile uscire, per chi non ha una rete familiare disponibile o conciliante.<br>L’analisi effettuata sul fenomento in crescita nel Nord d’Europa
(Germania e Gran Bretagna) dimostra come effettivamente si prospettino grossi rischi di povertà &nbsp;per queste nuove tipologie familiari, che sempre più ricorrono a forme di assistenza delle istituzioni pubbliche
e private. In Italia un tale fenomeno rischia una situazione di maggiore collasso, in quanto dalla mia diretta esperienza lavorativa come sostegno psicologico e di progettualità nelle strutture di accoglienza &nbsp;a
Roma, &nbsp;per madri sole in difficoltà, con figli, emergono grosse contraddizioni nelle dinamiche di sostegno.<br>Già nelle relazioni di richiesta di accoglienza nelle strutture, da parte dei diversi Municipi
di Roma, appare come questi nuclei monogenitoriali provengano dalle situazioni più complesse familiari, famiglie al cui interno elementi di disgregazione e di forte disagio costringono la madre con i bambini ad una
scelta decisiva, ma di solitudine, in nome di una libertà di scelta e di protezione verso i figli.<br>Le madri, dunque, si trovano in una situazione di forte fragilità psicologica ed economica, per cui il ricorrere
alle strutture, tramite le istituzioni, appare l’unica isola di salvezza da cui ripartire, con i propri figli, verso un futuro più promettente.<br>Nonostante le diverse tipologie di progetti individualizzati
e la rimessa in gioco delle donne sole nel mondo del lavoro, con corsi professionali, secondo l’analisi delle diverse attitudini (pagati interamente dalle strutture private ospitanti, in quanto l’onere dei Municipi,
già oberati e asfittici finanziariamente, permette solo la diaria per i bimbi e le madri), grosse rimangono le difficoltà per queste nuove tipologie familiari nel trovare una occupazione &nbsp;lavorativa.<br>Come
già evidenziato il mondo del lavoro offre &nbsp;difficilmente &nbsp;possibilità lavorative, quasi tutte di tipo full-time ed esigue per l’ingente carenza di finanze nel mondo economico italiano.<br>Si
presenta l’ ulteriore difficoltà per queste famiglie monoparentali (italiane e straniere) di conciliare il lavoro con il compito di caregiver, non potendo contare su una rete familiare adeguata o assente.<br>Quindi
 la possibilità di essere assunte si allontana sempre di più, mentre, paradossalmente, il tempo diventa sempre più lungo ed avvertito inconcludente da queste donne, che lottano contro lo spettro di
una povertà ed esclusione sociale sempre più reale, senza calcolare che il tempo concesso di assistenza da parte dei servizi non può essere eterno.<br>In una” metacomunicazione disfunzionale”
tutti le incitano a cercare lavoro e, con messaggi contraddittori degli operatori, viene ingiunto che questo non deve essere a tempo pieno, perchè il ruolo di madre è &nbsp;primario, però &nbsp;non trovando
un’ occupazione, come richiesta part-time o trovandola per poche ore, rimangono in una situazione di povertà, incapaci di mantenere sé stesse e i figli, venendo meno quindi ad una delle funzioni di genitore.<br>Come
se non bastasse, a quest’analisi delle dinamiche ingeneranti l’esclusione sociale si aggiungono altri elementi non meno preoccupanti. <br>Dai colloqui psicologici di sostegno da me avuti con queste persone e dalle riunioni di equipe emerge non solo un forte senso di disgregazione identitaria, che sicuramente non aiuta una madre che dovrebbe
essere una calda e serena dispensatrice di cure, ma anche un ulteriore carico di responsabilità, quando di fronte al pur sempre comprensivo personale del servizio sociale, si sentono insufficientemente adeguate verso
i figli, che a mala pena riescono a gestire, nella spasmodica ricerca di lavoro.<br>Tale processo di stigmatizzazione sociale ed impoverimento psicologico ed economico rischia di essere solo all’inizio se si pensa
che spesso, nel cercare di ridefinire risorse e ruoli femminili e materni , tali donne vengono messe dinanzi a pericolosi rischi “d’implosione”: ribadire la scelta di donna lavoratrice indipendente, ma essere
al tempo stesso una madre presente ed accorta per i figli, senza rischiare i pur “velati”rischi di affidamento o adozione per i &nbsp;propri bambini. <br>Quest’ultima soluzione, talvolta, in un acuimento di una &nbsp;profonda crisi individuale, viene vista come possibile, per uscire da un impasse senza fine che le vede in apparenza indipendenti, ma
le fa sentire inadeguate e nel circuito della povertà, dipendenti &nbsp;di fatto sempre dagli altri ed in difetto nel ruolo materno. <br>Il passaggio dalle famiglie da classiche a monogenitoriali femminili mostra un quadro molto complesso &nbsp;e strategie d’intervento, messe a disposizione in Italia dalle politiche sociali attuali,
carenti e non accorte nel considerare i processi derivanti da tale incremento di criticità e disperazione sociale.<br>I casi da me accolti e trattati dimostrano, dal 2005 ad oggi, non solo un incremento di povertà,
ma anche una permanenza di tali donne sole &nbsp;in tale circuito, con conseguenze di disgregazione identitaria &nbsp;di portata maggiore . &nbsp;<br>Mi riferisco all’incremento di disagi psicologici, che potrebbero
riguardare non solo le madri in difficoltà, ma anche i bambini, permanendo anch’essi in una situazione di sospensione e precarietà avvertita, inevitabilmente, dall’ insicurezza e dallo svilimento
materno.<br>Tali elementi evidenziatisi ci devono far focalizzare sull’ ottimizzazione dell’utilizzo delle risorse, per incrementare una crescita sana e forte del tessuto sociale, non disperdendo umanamente e
finanziariamente gli interventi.<br>Bisogna inoltre tenere presente che i bimbi di queste donne sole sono e saranno l’humus della nostra futura società, che con questi presupposti miniamo ulteriormente alla
base, precludendoci ogni possibile prospettiva di rinascita, da una crisi sempre più dilagante.<br>A tale scopo, in un ottica d’intervento a favore di tali fasce ad alto rischio, in collaborazione con un ente
religioso a Roma, si è dato vita ad un progetto chiamato da noi di “Seconda Autonomia”per le famiglie monogenitoriali, che parte da un primo step, nel momento di inizio di un’ attività lavorativa
delle madri, &nbsp;&nbsp;venendo incontro alle difficoltà economiche e di alloggio, basato sulla presentazione di un piccolo alloggio, a pagamento d’offerta ridotto, in collaborazione &nbsp;con alcuni Municipi
e conosciuto dal Comune di Roma.<br>Una tale iniziativa da parte nostra e dell’ente vuole essere una “ossigenazione”, per quanto per un breve periodo di non oltre due anni, per tali donne sole, con minori,
in un momento in cui le difficoltà ed il carico di spese potrebbe togliere respiro.<br>Si è cercato quindi di supplire sebbene in piccola parte e ricucire un “Buco”, nella rete familiare e sociale
di queste famiglie monogenitoriali, affrancandole dalla percezione di essere &nbsp;una tipologia familiare lasciata completamente senza aiuti, ad esclusione sociale. <br>Secondo le argomentazioni &nbsp;&nbsp;di alcuni autori &nbsp;(Saraceno 1998; Bimbi 1997) , inoltre, &nbsp;un fattore molto importante nello spiegare la riuscita del mantenimento del lavoro femminile full-time
 è la solidarietà tra donne appartenenti a generazioni diverse.<br>Purtroppo &nbsp;&nbsp;troviamo ancora &nbsp;presente una mentalità caratterizzata &nbsp;&nbsp;da una forte rigidità del
sistema di genere, nonostante tutte le propagande ed iniziative per le pari opportunità.<br>Le madri lavoratrici devono il mantenimento della loro continuità occupazionale ancora al tempo offerto dalle donne
più anziane (madri o suocere) alle attività di cura come l’allevamento dei figli.<br>Poiché come precedentemente affermato, molte non possono contare su una tale rete familiare di supporto ed ascolto,
rischiando povertà e solitudine,sarebbe auspicabile un intervento più mirato in tale senso da parte delle &nbsp;politiche sociali.<br>Da parte nostra, si è provveduto all’apertura di uno Sportello
d’Ascolto per le madri sole, come supporto alla genitorialità e supporto psicologico individuale, sempre in un’ottica di promuovere misure attente alla delicata relazione madre-bambino/adolescente, ma soprattutto
anche volto in un’ottica di prevenzione di genere, affinchè le donne non siano lasciate sole con i bambini, anche in queste situazioni.<br>Certamente dinanzi ad un tale fenomeno, che statisticamente preoccupa,
 è necessaria una maggiore compattezza ed incremento delle politiche sociali nazionali, che forse, in sinergia con il resto dell’Europa, potrebbero attivare interventi più adeguati e concreti di fronte
a queste difficoltà emergenti dalle nuove famiglie. <br><br> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Dott.ssa Alessandra Gatto</div>
<div><br><br>BiBliografia<br>Bimbi F. (1997) Le politiche familiari in Italia. Un caso di federalismo mancato? In Bimbi F., Del Re A. <br>Ferrera M. (1998), Le trappole del Welfare, Il Mulino (Bologna)<br>Margaret Mead, Dalla famiglia alle famiglie, 1962<br>Menniti A., Palomba R (1988), Le famiglie con un solo genitore in Italia, IRP
(Roma)<br>Routledge. &nbsp;ID. (1994) “The Ambivalent Familism of the Italian Welfare State”, Social Politics , 1, 60-82. ID. (1998) Mutamenti della famiglia e politiche sociali in Italia, Bologna, Il Mulino.<br>Sabbadini L.L. (1999) La permanenza dei giovani nella famiglia di origine. Modelli di formazione e organizzazione della
famiglia, Relazione presentata al Convegno “Le famiglie interrogano le politiche sociali”,Bologna 29- 31 marzo.<br>Saraceno C. (1991) “Redefining maternity and paternity:gender, pronatalism and social policies
in Fascist Italy”, in G. Bock, P. Thone (eds.), Maternity and gender policies, London:<br>Saraceno C. (1998) Mutamenti della famiglia e politiche familiari in Italia, Il Mulino (Bologna)<br>Zanatta A. L. (1996) Famiglie
con un solo genitore e rischio di povertà, Polis, 10, 1, 63-79. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;ID. (1997) Le nuove famiglie, collana “Farsi un’idea”, Bologna, Il Mulino.<br>Watzlawick ( 1971) La pragmatica
della comunicazione umana ( Astrolabio) </div>
<div> </div>
<div> </div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 18:39:00 GMT</pubDate>
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		<item>
			<title><![CDATA[Il gioco patologico ed il familiare]]></title>
			<author><![CDATA[Dott.ssa Alessandra Gatto]]></author>
			<category domain="https://www.psicoterapia-sistemica.it/blog/index.php?category=Le_nuove_Dipendenze"><![CDATA[Le nuove Dipendenze]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000012">






<div><strong><em>"Il Gioco Patologico ed il Familiare: un azzardo?<br>Casi Clinici a confronto"</em></strong></div>
<div><strong><em>Intervento come relatore al Convegno</em></strong></div>
<div><strong><em>“Il gioco d’azzardo Patologico” </em></strong></div>
<div><em>Organizzato dalla Scuola di Specializzazione in Psicoterapia e Psicosomatica dell’Ospedale Cristo Re</em></div>
<div><strong><em> </em></strong></div>
<div> </div>
<div>Come psicologa-psicoterapeuta sistemico familiare ho avuto modo di constatare direttamente quanto il gioco d'azzardo patologico rappresenti una mina deflagrante non solo per l'individuo
che ne è affetto ma per tutto &nbsp;il &nbsp;suo sistema familiare. Per poterne comprendere le strategie di intervento attuate è importante soffermarci, a mio avviso, su quanto, attraverso il gioco divenuto patologico,
l'individuo ci informi riguardo la disfunzione di tutto un sistema familiare.<br>Sappiamo infatti che attraverso il gioco il bambino sviluppa la conoscenza del Sè e del mondo circostante, attraverso la creazione
o ri-creazione della realtà costruendo uno spazio del “Come se” dove tutto &nbsp;è possibile ed esprimibile.<br>Winniccott afferma “ è nel giocare che l'individuo, bambino o adulto,
è in grado di essere creativo di fare uso dell'intera personalità, è solo nell'essere creativo dell'individuo scopre il Sé”. Per tutti gli studiosi da Piaget ad Anna Freud il gioco
rappresenta una varietà di funzioni preparatorie a compiti sociali, relazionali di appagamento di bisogni, di controllo, di &nbsp;competizione, di auto gratificazione, di sollievo, separato dalla realtà.<br>Concezione
confermata da Callois che vede il gioco d’azzardo patologico come carente delle caratteristiche di libertà, di separazione dalla realtà, &nbsp;di assenza di regole precise,un gioco “ surrogato”,
che corrompe &nbsp;la natura stessa del gioco falsandone la vera finalità ed esistenza, bisognoso di creare una forza astratta di tipo ordalico che sfida la Sorte ed il Destino, nel tentativo di riprodurre l’antica
sfida al materno ed al paterno, rompendo con vecchi limiti.<br>La propria vita &nbsp;ed il familiare vengono messi nel “gioco d’azzardo”, nel tentativo di trovare un nuovo contenitore, a &nbsp;dire del
giocatore, che lo faccia sentire più “vivo”,in una altalena continua tra resa &nbsp;e ricerca di ripresa di controllo onnipotente della propria gestione.<br>La classificazione clinica del G.A. P. come
Disturbo &nbsp;del Controllo Degli Impulsi, frequentemente coesiste con la dipendenza da sostanze o con caratteristiche comportamentali dipendenti.<br>È quanto ci mostrano nel racconto della loro storia i giocatori
patologici in psicoterapia.<br>Ma poiché non esiste un'unica tipologia di giocatore patologico, se non nelle caratteristiche della<br>Rincorsa (Chasing) delle proprie perdite, della sintomatologia d’astinenza
alla sospensione del gioco e perdita delle” relazioni significative” &nbsp;ed opportunità di carriera o Scolastiche”.<br>Vediamone due tipologie insieme dal racconto di due casi clinici.<br>Per
quanto riguarda l’inizio della Terapia , possiamo affermare che è proprio il sistema familiare che, messo a dura prova, costringe in qualche modo il giocatore d'azzardo patologico a “venire allo scoperto”.<br>Nel
primo caso, all'interno una struttura di accoglienza per minori, viene accolta su richiesta dei servizi una minore che chiameremo &nbsp;Sonia di 13 anni, la quale è stata allontanata dall'ambiente familiare
poiché questo risultava pregiudizievole per la sua crescita equilibrata.<br>Dai racconti dei servizi sociali e dagli atti, risultava che i nonni, unici affidatari della minore, &nbsp;già conosciuti dai servizi
, avevano negli ultimi periodi grossi disagi economici, in quanto, nonostante avessero una piccola pensione, erano stati visti spesso insieme alla minore in sale di slot machine e alla ricerca di cibo.<br> la minore
Sonia , anche se le era stato spiegato che la permanenza nella struttura era stata una modalità di tutela per lei in un momento di difficoltà dei nonni, &nbsp;&nbsp;si mostrava molto contrariata e chiusa in sé
stessa.<br>Su consiglio del Tribunale, come da prassi, gli incontri con i nonni non sono stati sospesi, ma, poiché anche Sonia spesso chiedeva ad orari quasi precisi di giocare a carte con le altre ospiti della struttura
e diventava nervosa se le si proponeva anche qualche altro gioco, è stato deciso ed organizzato un programma, insieme a tutta l’equipe ed ai servizi sociali, che potesse guidare i nonni a comprendere ed affrontare
al meglio la gravità della situazione, soprattutto in un ottica di crescita sana per la minore. &nbsp;&nbsp;<br>Poiché la nonna in particolare era desiderosa di essere aiutata per poter riavere la minore presso
sé, si è condiviso con tutta la rete, &nbsp;&nbsp;per far fronte al G.a.p. , un programma volto a favorire la ripresa dello sviluppo della capacità di prendersi cura di sé e della minore, &nbsp;recuperare
la fiducia, riparare al danno attraverso il controllo del denaro, sostenere l’astinenza, &nbsp;ripristinare la relazione familiare .<br>Per attuare ciò oltre ad una terapia mirata di tipo cognitivo sui nonni
e la minore, da parte dei colleghi, per il controllo del denaro e per arginare altri danni economico/legali, &nbsp;&nbsp;si è proceduto ad &nbsp;incontri di terapia familiare, da me condotti, &nbsp;con i parenti che
coabitavano con la minore ( i due nonni, lo zio e la piccola Sonia),al fine di procedere al racconto &nbsp;&nbsp;della propria storia personale del nucleo familiare, attraverso la segnalazione degli eventi significativi della
propria vita (infanzia, adolescenza, età adulta) nelle aree: lavoro, amicizia famiglia, sessualità.<br>Obiettivo: riflettere e rendersi consapevoli della propria storia, delineare gli eventi e le relazioni
significativi all'origine della dipendenza che rischiava di allargarsi a macchia d’olio sulla minore.<br>Per attuare questo step abbiamo proceduto all’utilizzo del Genogramma Familiare &nbsp;&nbsp;che ideato
da &nbsp;Murray Bowen, pioniere della Terapia familiare, è uno &nbsp;strumento che mostra la struttura e le relazioni famigliari di tre generazioni.<br>La consegna è raccontare le caratteristiche di ogni membro
della famiglia e la qualità delle relazioni famigliari di coppia, genitoriali e tra fratelli, &nbsp;in questo caso a tutto il gruppo, al fine di :<br>1. Individuare quali sono stati i modelli di individuazione e di
svincolo passati dalle generazioni precedenti.<br>2. Rilevare se e quali sono stati e sono i legami di dipendenza relazionale<br>3. Analizzare l'incastro di coppia e comprenderne le dinamiche passate e attuali<br>4.
Quali sono le risorse e quali sono i blocchi che impediscono passaggi evolutivi<br><br>Dal genogramma &nbsp;sono emersi numerosi elementi che possono far pensare a fattori predisponenti ad una tipologia di tale dipendenza,
quali &nbsp;“tagli emotivi” e perdite gravi.<br>Sonia ha perso il padre a due anni e la madre Isabella la ha abbandonata dalla nonna, non riuscendo a superare il lutto e precipitando a dire della nonna in una
profonda depressione, scomparendo dalla scena familiare. La crescita della minore è stata portata avanti &nbsp;da entrambi ,nonno Aldo e nonna Rita, vissuti entrambi, dai loro racconti , &nbsp;sempre in ristrettezze
economiche tanto da essere stati &nbsp;mandati a lavorare, ancora molto piccoli . &nbsp;&nbsp;In &nbsp;famiglia insieme a Sonia vive anche lo zio che ha 32 a. e &nbsp;lavora &nbsp;insieme al padre Aldo, come operaio in maniera
saltuaria. <br>Dai racconti anamnestici della nonna, che presenta elementi di comorbilità con l’alcool, risultano forti ambivalenze relazionali &nbsp;&nbsp;nei confronti del &nbsp;suo
 paterno, &nbsp;ma fatte rivivere anche alla minore Sonia che &nbsp;già presenta &nbsp;una doppia rappresentazione del proprio paterno idealizzato, ma anche odiato, per essersi sentita &nbsp;&nbsp;abbandonata &nbsp;da
questi, che è morto.<br>La stessa Sonia, ci viene narrato dai servizi, in momenti ludici con i coetanei a scuola, proponeva e ricorreva costantemente al gioco delle carte, cercando anche di procurarsi spiccioli, talvolta
anche sottraendoli alle compagne, per poter &nbsp;ricorrere appena uscita da scuola a comprarsi i “gratta e vinci”, in maniera costante, spesso rinunciando anche alla merenda che vendeva.<br>Dagli incontri familiari
emerge chiaramente una grave carenza delle figure parentali, l’una paterna ambita, desiderata &nbsp;ma persa , l’altra materna vissuta ancora più abbandonica e punitiva .<br>Attraverso &nbsp;il fissarsi
del rituale del gioco patologico, sembrerebbe &nbsp;che prenda forma la ricerca di &nbsp;soddisfazione da parte di un paterno Sfidato, ma sempre amato e desiderato e allo stesso tempo l’espiazione punitiva &nbsp;materna,
 attraverso il tentare la &nbsp;Fortuna.<br>Il rincaro del desiderio per la mancata vincita e i sensi di colpa generatisi, &nbsp;formerebbero un “circolo vizioso”, come afferma anche Rosenthal , da cui è
difficile uscire, soprattutto nel caso in cui &nbsp;c’è un familiare così complesso ed ambiguo.<br>L’irritabilità e l’agitazione dell’adolescente che si attivava nei momenti in
cui non riusciva a giocare con l’aumento della sua aggressività nei confronti dei coetanei &nbsp;ha richiesto un forte sostegno individuale per elaborare i suoi vissuti abbandonici, la sua ansia e rabbia.<br>Unitamente
a ciò si è attivato un programma di controllo sulla pulsione e sulla gestione del denaro , negoziato all’interno del gruppo con una piccola quota settimanale da gestire insieme ad un compagno adulto interno
alla struttura. <br>Tutte le risorse familiari sono state messe in gioco, il nonno ha recuperato, in un anno di terapia familiare, una parte del suo ruolo maschile accudente nei confronti della
nipote, coinvolgendosi molto nel recupero della minore, ma anche come spalla ”supportiva” &nbsp;nel rafforzare le relazioni di reciprocità con la nonna , che è stata aiutata con trattamenti terapeutici
mirati. &nbsp;<br>Lo zio, poco coinvolto all’inizio, si è reso più consapevole della grave malattia che stava corrodendo dall’interno &nbsp;l’intero nucleo familiare. <br>La situazione è attualmente monitorata , ma attraverso un lavoro di equipe multidisciplinare, si stanno sciogliendo alcune criticità soprattutto nei confronti di Sonia.<br><br>Mentre il
precedente caso sembra &nbsp;più di tipo Compulsivo, il successivo rappresenta una differente tipologia di giocatore patologico.<br><br>Si potrebbe quasi definire il Giocatore Narcisista.<br>Il paziente che chiamerò
Alberto di &nbsp;25 a. si presenta al mio studio direttamente, chiedendo una mia consulenza per tentare un eventuale mediazione familiare, poiché, a suo dire, il rapporto con la moglie di 23 a. si è molto deteriorato
a causa di liti continue ed urla che sono culminate con la di lei uscita da casa insieme al loro figlio di 1 a.<br>Alberto, che si presenta elegante con un eloquio forbito,sostenuto e logorroico, &nbsp;sostiene che la moglie
non comprende come mai &nbsp;&nbsp;abbia messo in “stand by” il suo lavoro presso una ditta importante, a stipendio ridotto, per seguire quella che definisce una passione remunerativa che ha garantito a tutto il
nucleo una certa agiatezza.<br>Aggiunge inoltre che la moglie, che nel frattempo è tornata con i suoi genitori, non vuole lasciargli per la notte ed i week-end il figlio , poiché lo ritiene poco affidabile.<br>Durante
il colloquio afferma che “il suo sport” , così viene definito , &nbsp;consiste nel partecipare a gare di poker on line, anche tutta la notte ed il giorno seguente e che grazie ad esso avrebbe vinto una vacanza
favolosa per tutta la famiglia l’estate scorsa, oltre a grosse somme.<br>Viene fuori a poco a poco che la vacanza era una crociera di gioco, durante la quale la moglie stava con il bambino per conto suo mentre lui
 passava da un tavolo all’altro da gioco , per “incrementare il patrimonio familiare, ormai sono un vincitore!”. <br>“Capisce io ho sistemi e tecniche per recuperare quanto eventualmente perdo! “ afferma &nbsp;ed aggiunge : &nbsp;“ la Dea bendata non è più un mistero per me!” gli
brillano gli occhi mentre lo dice, sembra quasi &nbsp;essere uscito vittorioso da una disputa per la conquista di una donna <br><br>Da questa breve presentazione si può evincere che in tale tipologia:<br><br>• &nbsp;Prevale la programmazione del gioco, le strategie, i “sistemi”.<br>• Gioco
riflessivo, giocate lunghe, preparate, spesso ad alto costo per l'illusione di aver avuto “l'idea giusta” (Casinò, Lotto, etc.).<br>• Autostima elevata, onnipotenza, alto livello cognitivo
e occupazioni importanti.<br>• Gioco pianificato, sistematico, ricerca di emozioni forti.<br>• Perdite molto elevate.<br><br>• L’eccessivo Ottimismo ed esaltazione<br><br>Appare palese la
distorsione cognitiva in tale giocatore patologico che ha un’Illusione di controllo definita da Langer &nbsp;“una aspettativa di successo personale erroneamente alta rispetto a quanto l’obiettivo possa garantire”.<br>La
ricerca del brivido e dell ‘’avventura della sfida, tipica degli sport pericolosi sono presenti e celate nelle sue parole avendo egli affermato che è il “Suo Sport”.<br>Il suo grado di coinvolgimento
patologico è dettato da criteri interni alla diagnosi, quali il suo mettere a repentaglio “le relazioni significative e la carriera”, oltre all’elemento che il gioco prevale su tutti gli altri interessi,
narra infatti che ha intenzione di prolungare l’astensione dal lavoro ,per partecipare ad altre “Convention di Poker che richiedono una assidua presenza”.<br><br>Alberto afferma che per rivedere il figlio
mentirà &nbsp;alla moglie riguardo al fatto di smettere di giocare poiché è, a suo dire, redditizio e mentre lo afferma è visibilmente irrequieto ed aggiunge che personalmente va tutto bene così
fatta eccezione per il figlio che vorrebbe più spesso con lui.<br>Chiedo allora in quale modo pensa di gestire il figlio durante le gare ed Alberto risponde che in quel caso potrebbe venire anche la moglie, visto
che sono presenti molte mogli.<br> A questo punto &nbsp;più che una mediazione gli spiego che sarebbe importante un incontro iniziale con la coppia per vedere insieme &nbsp;quale può essere l’effettivo
nodo da sciogliere tra loro.<br>Alberto non tornerà con la moglie, poiché &nbsp;è evidente, da quanto ha detto in precedenza, &nbsp;che non ha raggiunto ancora la fase CRITICA in cui è presente
la disperazione e &nbsp;un desiderio reale di aiuto e di speranza nel voler realmente migliorare i rapporti familiari, come nel caso precedente.</div>
<div> </div>
<div> </div>
<div> </div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 18:33:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Il Genogramma nella Mediazione]]></title>
			<author><![CDATA[Dott.ssa Alessandra Gatto]]></author>
			<category domain="https://www.psicoterapia-sistemica.it/blog/index.php?category=Mediazione_Familiare"><![CDATA[Mediazione Familiare]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000011">






<div><strong></strong>“<strong>Il Genogramma nella Mediazione:<br>un viaggio a ritroso per costruire il cammino presente,<br>dando speranza
al futuro”</strong></div>
<div><strong>Docenza tenuta per il CENAF</strong></div>
<div> </div>
<div>I N D I C E<br>Premessa &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Il
ciclo vitale nel sistema Famiglia. &nbsp;<br>Quando la coppia “Cumflige” &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>La rappresentazione familiare dall’arte
alla mediazione &nbsp;<br>Definizione e finalità <br>La progettazione del genogramma<br>I MITI &nbsp;nel &nbsp;genogramma <br>Bibliografia &nbsp;</div>
<div><br><strong>Premessa.</strong><br><br>Nella mediazione familiare uno degli elementi che emerge insieme al conflitto è costituito
dal dolore per il divorzio. <br>Quando una coppia genitoriale si presenta, in fase di separazione , valutate le condizioni di Mediabilità, è necessario riconoscere la portata
del trauma, attraverso il racconto della &nbsp;&nbsp;storia familiare, per comprenderne lo sviluppo e &nbsp;riattivare un cammino collaborativo. <br>Mi è parso rilevante, quindi, al termine del corso di formazione, soffermarmi su uno step importante della mediazione, l’importanza dell’analisi del ciclo di vita e la descrizione del
corso della propria storia, &nbsp;attraverso la costruzione del &nbsp;genogramma, &nbsp;all’interno della mediazione, &nbsp;come significato e risorsa nel comprendere l’evento crisi e superarlo . &nbsp;&nbsp;<br>Cigoli
afferma, non a caso: ”Il clinico ed il mediatore per passare aldilà del trauma del divorzio deve conoscere che tipo di trauma incontra e quanto “territorio” ha colpito. Indispensabile diventa creare
una connessione tra la storia personale dei membri della coppia nelle proprie famiglie d’origine ed il legame di coppia stesso” . &nbsp;<br>A tale scopo, ho concepito il mio elaborato, descrivendo le tematiche
principali del Ciclo vitale , affrontando l’elemento della crisi e del conflitto, per giungere, attraverso un excursus, al convincimento della seria importanza dell’utilizzo del genogramma, come elemento elettivo
di indagine della storia, dimostrandolo dettagliatamente nella descrizione di un mio caso, presentato in co-mediazione.<br>Il caso presentato è stato molto sentito, a livello di risonanze intime, da parte di noi mediatori,
in quanto, nel ciclo vitale della coppia, all’interno dell’evento paranormativo della separazione, è confluito un altro elemento paranormativo &nbsp;familiare &nbsp;molto forte, &nbsp;l’elemento &nbsp;traumatico
del tumore della signora.<br>Attraverso un delicato procedimento di scatole cinesi si è cercato di delineare, delicatamente, l’origine dell’evento crisi e, attraverso la lettura attenta del &nbsp;genogramma
di entrambi, si &nbsp;è evinto come le rispettive famiglie d’origine abbiano avuto un notevole carico nella “differenzazione” e nell’autonomia della coppia e come la malattia abbia fatto franare
ulteriormente gli elementi costitutivi del patto di coppia, già di per sé fragile, come evidenziatosi &nbsp;nel corso della mediazione.<br><br><strong>Il ciclo vitale nel sistema Famiglia.</strong><br>Secondo l’ottica sistemica La famiglia è un sistema di individui che trae origine dalle relazioni tra i soggetti che
la compongono e le sue relazioni con l’esterno. L’insieme di tutte le relazioni con i sistemi all’esterno della famiglia e con l’interno creano una fitta rete di relazioni e di connessioni, che si auto
influenzano e che necessitano un’osservazione nella sua totalità e nella sua dinamicità continua tra tutte le parti nel tempo in continua mutazione.<br>Lo studio di tali sistemi viventi è studio
approfondito, come sistema aperto in continua comunicazione ed interazione con azioni e retroazioni, in continuo scambio circolare, che nel tempo può attivare determinati comportamenti e modalità di comunicazione,
talvolta non sempre funzionali alla circolarità del sistema famiglia.<br>Per siffatti motivi l’attenzione si focalizza sull’osservazione delle comunicazioni dell’intero sistema, compreso, nell’ottica
Batesoniana &nbsp;e della seconda cibernetica, la rilevanza dell’osservatore, elemento attivo all’interno della realtà osservata.<br>La Famiglia, per quanto abbiamo detto fino ad ora presenta continue
realtà di interazioni attraverso il tempo che rappresenta un elemento di cammino costante ed in continua evoluzione &nbsp;ed espansione della famiglia tra spazi sociali, intrafamiliari e generazionali.<br>Lo sviluppo
avviene per “epoche”, ognuna delle quali subisce profonde trasformazioni &nbsp;e cambiamenti psichici e strutturali di tutti i componenti &nbsp;&nbsp;il sistema famiglia attraverso gli anni, nel passaggio continuo
da una fase all’altra, in cui cambiano anche le tipologie di relazione.<br>Ad ogni fase tutti gli attori del sistema subiscono ed attivano, a loro volta, situazioni nuove e nuove modalità di comportamento ,che
attiveranno nuove risorse di adattamento e cambiamento per affrontare l’evoluzione dall’evento “crisi”.<br>In ogni tappa del ciclo evolutivo della famiglia l’equilibrio viene sconvolto e vengono
proposte nuove sfide evolutive, che la famiglia deve poter assolvere ed affrontare.<br>Le fasi di passaggio più critiche che richiedono una maggiore capacità di adattamento e riassestamento secondo Mc Goldrick
 sono:<br>La costituzione della coppia ed il distacco dalla famiglia d’origine<br>La nascita dei figli ed il cambiamento di ruolo da figli a genitori<br>Le fasi evolutive dei figli dall’infanzia all’età
scolare<br>L’adolescenza dei figli<br>L’uscita dei figli da casa, come giovani<br>La fase dell’avvicinamento alla vecchiaia ed al pensionamento<br><br>Nel corso della sua esistenza la famiglia si
trova ad affrontare una serie di eventi e trasformazioni che comportano un cambiamento della struttura familiare e che quindi richiedono una ristrutturazione della trama dei rapporti tra i membri della famiglia. <br>Ad ogni passaggio di ciclo vitale, infatti, si verifica l'ingresso o l'uscita -reale o anche psicologica- di un elemento. <br><br>Possono verificarsi eventi normativi, piacevoli o spiacevoli, ma comunque attesi, come ad esempio la nascita di un figlio, la morte di un parente anziano, ecc., ed eventi paranormativi, piacevoli
o spiacevoli, ma imprevedibili e quindi altamente stressanti, quali una vincita alla lotteria, la morte di un familiare in giovane età, ecc..<br>Secondo J. Haley &nbsp;(1973) quando una famiglia non riesce ad effettuare
il cambiamento e si blocca in una certa tappa del ciclo vitale, interrompendone l'evoluzione, nascono i sintomi a carico di uno o più membri della famiglia. <br>L'obiettivo dell’indirizzo sistemico- familiare è allora quello di riattivare una crescita della famiglia, che si evidenzia con il passaggio alla fase successiva di ciclo vitale.<br>Tra
le normali tappe del ciclo vitale già descritte, si riportano di seguito &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;dettagliatamente, le più rilevanti:<br>Nel periodo del corteggiamento<br> Il giovane deve apprendere delle
competenze relazionali e utilizzarle nella sua vita sociale, lasciando la base sicura offerta dalla famiglia per affrontare esperienze di studio, lavorative, sentimentali, che comportano un distacco fisico o emotivo dai familiari. <br>Questo processo di distacco è chiamato individuazione; inizia nell'adolescenza e si conclude con il distacco fisico e/o emotivo della persona dalla famiglia. &nbsp;<br>Per arrivare a questa
differenziazione è necessario un movimento disgiuntivo da parte di tutti i membri del sistema, tra i quali avviene la negoziazione delle modalità di distacco.<br>Le famiglie invischiate avranno maggiori difficoltà
a negoziare questo distacco perché i vari membri lo sentiranno come una sorta di tradimento. <br>Un vero distacco è inoltre possibile solo se si è potuto esperire un senso
di appartenenza alla famiglia, ciò che non può avvenire nella famiglia disimpegnata.<br>Il periodo del corteggiamento è caratterizzato da una certa complessità ed è proprio in questa fase
che l'individuo più spesso si rivolge a un terapeuta.<br>Il matrimonio<br>Il matrimonio è innanzitutto un rito e segna, come molti altri riti, il passaggio da una condizione a un'altra, aiutando le
persone coinvolte ad elaborare le emozioni ad essi collegate.<br>La nuova coppia, all'inizio della sua vita matrimoniale, dovrà negoziare un considerevole numero di regole relazionali, che non vengono discusse,
ma semplicemente agite. <br>Nel mettere in atto il processo di accomodamento reciproco, ognuno dei membri della coppia mette in atto una serie di modelli transazionali appresi dalla propria
famiglia d'origine cercando di imporli al partner. <br>Questo produrrà tensioni, ma gradualmente la coppia giungerà a creare modelli transazionali condivisi da entrambi.<br>Un
altro compito molto importante sarà quello di stabilire una giusta distanza emotiva dalle famiglie d'origine, costruendo un nuovo tipo di rapporto con i genitori, i fratelli &nbsp;e i parenti acquisiti, allo scopo
di avere uno spazio in cui sperimentare la propria autonomia di persone adulte.<br>Nascita ed educazione dei figli<br>La nascita di un figlio, soprattutto del primogenito, produce nel sistema familiare innumerevoli cambiamenti;
nasce infatti il sottosistema genitoriale accanto a quello coniugale già esistente, mentre nelle famiglie d'origine dei neo-genitori si creano i ruoli di nonni e di zii. <br>Molti accordi stabiliti nel primo periodo del matrimonio devono essere rivisti e subiscono cambiamenti, così come i modelli transazionali messi a punto in precedenza, in virtù del fatto che
da uno schema relazionale a due si passa ad una triade. <br>Con la nascita di un bambino si passa dallo stato di figli a quello di genitori, con un'ulteriore maturazione psicologica della
coppia genitoriale; tuttavia in questo periodo problemi pratici ed organizzativi fanno sì che la giovane coppia sia piuttosto coinvolta con le rispettive famiglie d'origine, ciò che può provocare ingerenze
da parte degli altri nell'educazione del figlio.<br>La stessa educazione della prole può essere causa di conflitto tra i genitori, i quali possono avere stili educativi differenti, più o meno permissivi.<br>Le
difficoltà del periodo centrale del matrimonio<br>Uno dei periodi critici del periodo centrale del matrimonio è l'ingresso dei figli a scuola, per due ragioni:<br>1) perché eventuali discrepanze
nello stile educativo dei due genitori più facilmente diventano evidenti, in un contesto nel quale se ne può valutare l'effetto;<br>2) perché l'ingresso del bambino a scuola rappresenta la prima
esperienza di uscita del bambino dal nucleo familiare e i suoi genitori cominciano a fare esperienza del fatto che mano a mano che il figlio cresce, sempre più si allontanerà dai genitori e i due coniugi resteranno
soli, uno di fronte all'altro. <br>In questo periodo del ciclo vitale della famiglia non ci sono cambiamenti nella composizione, tuttavia i cambiamenti strutturali sono causati dal fatto
che i figli crescono e si verifica un lento e progressivo svincolo dalle figure genitoriali. La crisi adolescenziale può essere vista come una lotta tra genitori e figli per mantenere le vecchie posizioni gerarchiche
all'interno del sistema familiare, a fronte di richieste di crescita e di cambiamento da parte dell'adolescente.<br><br>L'emancipazione dei genitori dai figli<br> il movimento di emancipazione dalla
famiglia d'origine deve essere incoraggiato dai genitori i quali devono inviare messaggi incentivanti e di stima, comunicando al figlio che è pronto per farcela.<br>In alcune culture esistono riti di iniziazione
che sanciscono il passaggio dell'individuo dall'adolescenza all'età adulta. <br>Da noi il processo è molto lungo: inizia intorno alla maggiore età e, a causa
delle difficoltà nell'ambito lavorativo legate all'attuale congiuntura socio-economica, può protrarsi fino ai quaranta anni.<br>La ragione per la quale il passaggio a questa fase può essere difficoltoso
sta nel fatto che spesso la coppia dà più spazio agli aspetti genitoriali della relazione, rispetto agli aspetti coniugali. <br>Perciò in genere il matrimonio entra in una crisi che progressivamente si dissolve, mano a mano che i due coniugi risolvono i loro conflitti e trovano un nuovo modo di essere coppia, permettendo
al figlio di avere il proprio partner e la propria professione.<br><br>Il pensionamento e la vecchiaia<br>Il pensionamento produce dei cambiamenti nella struttura familiare dal momento che la persona, concludendo la
sua vita lavorativa, si ritrova a vivere la più rilevante parte del tempo in famiglia, coinvolgendosi maggiormente all'interno della famiglia. <br>Dal momento che si conclude la vita lavorativa dell'individuo, il periodo del pensionamento è spesso connotato da tristezza, sentimenti depressivi, senso di inutilità legato alla mancanza
di produttività. <br>Allora accade talvolta che una persona della famiglia sviluppi una sofferenza psichica, dando modo al pensionato di occuparsene e di farlo sentire utile.<br>Ad
un certo punto della vita uno dei due coniugi rimarrà vedovo e dovrà rientrare in famiglia, dove le generazioni più giovani si prenderanno cura di lui. <br>Anche questo può essere un momento di crisi che può indurre la famiglia a ricoverare il vecchio in un istituto.<br>In ognuna delle fasi del ciclo vitale descritte possono verificarsi problemi
che inficiano il funzionamento della coppia, persino durante la fase del corteggiamento, dal momento che le stesse ragioni che hanno determinato l'inizio di una relazione sentimentale possono causarne la fine. <br>Nel primo periodo del matrimonio la coppia deve , attuare un certo distacco dalle famiglie d'origine di entrambi i coniugi, ma spesso questo processo di autonomia è ostacolato dalla dipendenza
economica della giovane coppia dai propri genitori. Altre volte il legame con la famiglia d'origine è tanto forte da impedire un processo di autonomia vero e proprio; <br>Con il matrimonio si ripropone la fusione che ognuno dei coniugi aveva con i propri genitori e per evitare l'angoscia della fusione alcuni partners possono adottare una sorta di "divorzio emotivo"
(ad esempio i due coniugi rimangono distanti a causa dell'ipercoinvolgimento di uno dei due nel lavoro o nella socialità al di fuori della famiglia). <br>Con la nascita e l'educazione dei figli possono emergere numerosi problemi che vanno dal disaccordo circa lo stile educativo da adottare alle divergenze su nuove regole esplicite e implicite da adottare
nella coppia, dalle ingerenze della famiglia d'origine nell'educazione dei nipoti all'insoddisfazione materna nei casi in cui, per occuparsi dell'educazione del figlio, la donna non possa accedere al mondo
lavorativo.<br>Il problema dei genitori è spesso proiettano sulla prole dalla madre, con la connivenza del padre. <br>La madre è una persona immatura che si sente inadeguata e cerca le ragioni della sua ansia al di fuori di sé, tipicamente difetti del bambino, che lei esagera fino a farli diventare cose serie. <br>Quando il bambino accetta la proiezione materna, automaticamente comincia a comportarsi in una maniera più infantile: è il prezzo che paga per avere una madre più serena.<br>Quando
i figli entrano a scuola la madre si trova ad avere più tempo a disposizione per sé e può sentirsi insoddisfatta e desiderare di dover cambiare alcuni aspetti della sua vita, ad esempio riguardanti il
lavoro. <br>Mano a mano che il figlio cresce diminuisce il bisogno di accudimento e questa può essere la causa dei sentimenti di inutilità della madre e il suo desiderio di trovare
altre forme di realizzazione.<br>Quando il figlio lascia la famiglia e i coniugi rimangono soli, il matrimonio può entrare in crisi perché vengono a galla le modalità relazionali disfunzionali tra marito
e moglie, che in precedenza non erano emerse in quanto spesso la coppia, per mantenere un equilibrio coniugale, adotta una comunicazione che passa attraverso i figli. <br>In questa fase sono frequenti i divorzi: si verifica cioè l'uscita di casa di un coniuge anziché quella più naturale di un figlio adulto. In alcuni casi i genitori non riescono
ad accompagnare il figlio verso uno svincolo, perché egli è indispensabile al mantenimento della stabilità familiare, impedendo l'esplosione del conflitto fra i coniugi. <br>Quando il sistema familiare non riesce a sopportare l'angoscia della separazione, il figlio può sviluppare un sintomo psicologico anche grave e restare a causa di questo in famiglia, senza minare
l'equilibrio disfunzionale esistente.<br>Il pensionamento obbliga i coniugi a condividere più tempo di quanto non abbiano mai fatto a partire dal matrimonio. <br>Questa maggiore condivisione comporta ancor più che nelle altre fasi il confronto delle dinamiche di interazione coniugale e la messa a punto di nuove regole, nonché la risoluzione di eventuali
conflitti. Lo sforzo della coppia deve essere teso a trovare degli interessi e rinnovare il suo impegno nella relazione coniugale.<br>Ogni fase di cambiamento richiede notevole sforzo e capacità di flessibilità
al cambiamento per riacquisire in un procedimento “omeostatico”il nuovo equilibrio.<br>Alla base è essenziale, quindi, che ogni individuo abbia &nbsp;superato la differenzazione dalla propria famiglia
d’origine, ovvero la capacità di &nbsp;costituire una propria famiglia e coppia senza sentirsi tiranneggiato da sensi di colpa o da “debiti” irrisolti, che inevitabilmente ricadrebbero sulle relazioni
successive, squilibrandone il cammino di tutto il sistema .<br>Nell’evoluzione del sistema famiglia alcune tappe evolutive sono, dunque, prevedibili: le nascite le morti, l’uscita e l’entrata dei componenti,
attraverso una mappa mentale temporale di cambiamento. <br>Qualora questi cambiamenti avvengano con una temporalità diversa da quella prevista o per intensità eccessiva, i singoli
membri possono trovarsi in maggiore difficoltà nell’accettazione del cambiamento e &nbsp;condivisione di passaggio, da una fase all’altra, senza un tempo d’elaborazione o miti e riti di passaggio,
che ne contraddistinguono l’appartenenza e l’esistenza, anche attraverso il racconto della loro storia.<br>La narrazione della storia delle generazioni è &nbsp;infatti anche una storia sociale d’appartenenza,
è parte costitutiva della &nbsp;propria identità ed il ciclo evolutivo della famiglia, caratterizzato da eventi normativi e non, &nbsp;comporta &nbsp;modifiche importanti nella organizzazione interna.<br>Gli
eventi normativi sono quindi &nbsp;quelli legati alle nascite, alle morti, ecc, quelli che non sono prevedibili sono i paranormativi, quali la perdita del lavoro , le morti premature ecc.<br>Le separazioni ed il divorzio
ultimamente hanno raggiunto un incremento tale che, &nbsp;per frequenza, sembrerebbero quasi normativi, ma non è corretto considerarli tali, una coppia, infatti, &nbsp;quando si sposa, non &nbsp;immagina come &nbsp;una
 tappa del ciclo di vita, la separazione.<br>Deve considerasi più un “evento storico” (Sabini e Cigoli 2000) , visto come un possibile rischio, nella costruzione del legame e quindi più ponderato
.<br>Ogni ristrutturazione, dovuta ad un cambiamento ed a una “crisi”, richiede una riesamina della propria storia familiare ed una osservazione delle relazioni più approfondita, tra le differenti generazioni,
considerando modelli, valori, miti e “lealtà” trasmesse e non.<br><br><strong>Quando la coppia “Cumflige”.</strong><br>La presenza di un conflitto, in sé, non ha una connotazione negativa, dal latino “Cum- Fligo” significa che opera insieme, da cui ne trascende un significato generatore sia di salute
sia di malattia.<br>Con il conflitto la relazione familiare acquista &nbsp;un contesto di connessione-legame, non &nbsp;di separazione, ma di appartenenza, &nbsp;è l’andare verso, di &nbsp;tensione e compito
della coppia, nel familiare, di tenere unite le differenze originarie, dando forma e componendo, in un nuovo “Unicum”, le diversità e le differenti storie generazionali.<br>Alla costituzione della coppia
c’è un patto ed al suo interno sono veicolate emozioni e polarità opposte, in un incastro tra promessa ed incontro segreto.<br>Attraverso l’incontro di questi due tralci di vite, si incrociano le
due stirpi, che danno inizio ad una nuova pianta generazionale.<br>Quando il patto viene infranto (Cigoli, “il patto infranto” , Scabini,Cigoli, “il familiare” ), e l’incastro non regge nel
superare le transizioni del ciclo di vita, la frattura diventa inconciliabile ed il dolore non “suturabile” .<br>L’energia che ne viene sprigionata potrebbe divenire invece che un momento di crescita, un’energia
distruttiva in un processo di lutto in cui è difficile dare un nome ai sentimenti (Emery 1998). <br>La separazione attraversa anch’essa delle tappe che devono essere superate ed
affrontate e diversi risultano gli adattamenti a secondo della fase evolutiva in cui si trova in quel momento la famiglia.<br>Le fasi evidenziate, a livello di emozioni sono:<br>La Negazione: caratterizzata dal rifiuto
di accettare la realtà della separazione ed i figli sono utilizzati come tramite, per il ritorno dell’altro.<br>La Resistenza: la consapevolezza della fine si arricchisce di accuse, rivendicazioni verso l’altro
componente la coppia.<br>La Depressione: i sentimenti che amplificano il dolore, la delusione prendono piede.<br>L’Accettazione: è caratterizzata dall’elaborazione del lutto, si stemperano i rancori
e si elabora un progetto futuro che non inglobi più il partner.<br><br> &nbsp;&nbsp;&nbsp;Lo studioso Bohannan &nbsp;sottolinea la necessità di un passaggio a sei stadi, affinchè ci sia una ristrutturazione
positiva dell’evento e parla di <br>Divorzio emotivo in cui ci si allontana per la credenza che non abbia senso stare insieme.<br>Divorzio economico in cui si separano i beni materiali
comuni.<br>Divorzio legale che chiude il patto matrimoniale.<br>Divorzio genitoriale dove avviene il passaggio dalla coppia coniugale alla coppia genitoriale, con la contrattazione di ruoli e responsabilità durature
nel tempo verso i figli.<br>Divorzio sociale in cui si vive in ripiegamento su sé stessi.<br>Separazione psichica ove il nuovo status sociale viene impostato ed accettato e viene attuato un progetto futuro verso
l’esterno, condividendo un accordo preciso.<br>Quando tali fasi non avvengono si rimane in un rapporto che è contraddistinto da rabbia, sentimenti vendicativi e il legame diviene Disperante (Cigoli, Galimberti
1988) &nbsp;e i figli coinvolti in una relazione a rischio di patologia.<br>Dunque a seguito di quanto affermato , dinanzi situazioni con forti elementi di criticità di evoluzione positiva, la Mediazione Familiare
diviene indispensabile ed efficace, per riavviare un percorso circolare, portando in salvo ciò che di buono ha dato la relazione.<br>Con tale finalità il lavoro di elaborazione, per giungere ad una collaborazione
condivisa, deve necessariamente passare attraverso un lavoro di riflessione su sé stessi e sulla propria storia familiare, nell’analisi del legame.<br>Uno degli strumenti utilizzati maggiormente nella Mediazione,
che diviene anche un’arte di creatività e di innovazione, è il Genogramma, attraverso il quale il Mediatore, &nbsp;impegnando ragione, fantasie ed emozioni, dà vita alla Memoria Familiare, all’interno
della quale gli intrecci delle storie familiari, possono smuovere la coppia genitoriale e dare voce ad un recupero , rilanciando il passaggio ad &nbsp;un nuovo contratto familiare.<br><br><br><strong>La rappresentazione familiare dall’arte alla mediazione.</strong><br>Come psicologa, psicoterapeuta sistemico relazionale-familiare ed ora Soprattutto come mediatore familiare,
nel corso della mia attività ho potuto condividere quanto affermato da Bateson:<br>“Noi pensiamo per storie perché siamo costituiti da storie, immersi in storie, fatti di storie”(Bateson 1987).
 <br>Il recuperare nella memoria la struttura delle nostre origini porta significato e esalta un’identità non solo del singolo, ma di tutto il gruppo al quale apparteniamo. <br>Sembra dunque che &nbsp;il concetto di appartenenza ad un gruppo &nbsp;scandisca la “nascita”, &nbsp;e le diverse fasi del ciclo di vita di un individuo e il suo status sociale. <br>La comprensione delle regole al suo interno, dei ruoli rivestiti, della rete di relazioni e dei miti creatisi può offrire una risorsa come afferma Bowen, ideatore del genogramma , per affrontare
e sciogliere difficoltà presenti all’interno di una famiglia.<br>L’importanza e il bisogno di rappresentare &nbsp;la famiglia d’origine &nbsp;non solo &nbsp;come elemento di distinzione,ma come necessità,
 è stata percepita e catturata nel passato da molti esempi pittorici , ne vedremo brevemente alcuni.<br>Come vediamo anche nelle arti &nbsp;il familiare è una tematica altamente &nbsp;trattata &nbsp;e
coinvolgente con i suoi nodi e conflitti da rappresentare .<br>E’ quanto viene riproposto da Degas nella Familglia Bellelli (1859) e riletto in ottica sistemica:<br><br>la centralità della figlia ci fa pensare
che è colei che ,sospesa sulla sedia,rimane centrale, in equilibrio instabile, tra il conflitto tra padre e madre, visibilmente statici e ritratti in una statuaria freddezza di rapporto. <br>La sorella appare alleata o comunque agganciata dalla madre che la abbraccia. Il padre di spalle, non dipinto frontalmente, sembra aver dato le spalle alla famiglia &nbsp;o essere stato messo in secondo
piano, rimane &nbsp;però interessato alle &nbsp;figlie, di cui cerca invano lo sguardo. <br>Nessuno guarda un familiare, la comunicazione appare difficile, sembra già essere presente
una separazione in famiglia. <br>Un ‘Altra rappresentazione familiare più recente ci offre un altro spunto di riflessione, ritratto &nbsp;di famiglia di Dorothea &nbsp;Tanning.<br><br>In
tale opera, &nbsp;&nbsp;centrale troneggia l’ ingombrante presenza fantasmatica del padre che, sebbene tratteggiato in maniera evanescente, sembra essere reale e occupare i pensieri della protagonista a sinistra assorta
in uno sguardo attonito e in una posizione rigidamente plastica, immobilizzata all’interno dell’ambiente quotidiano familiare, la madre occupa un ruolo secondario vista sia la sua rappresentazione &nbsp;microscopica
rispetto alla figlia ed al marito,sia i suoi modesti abiti quasi a sottolineare &nbsp;il suo unico ruolo &nbsp;di dispensatrice di pietanze,l’assenza di comunicazione e di intimità familiare ci viene comunicata
dall’assenza degli sguardi tra i componenti la famiglia, il padre ha addirittura occhiali spessi e la madre intrattiene un rapporto solo con il cane, al quale si rivolge facilmente vista anche la sua dimensione ,che
nuovamente ci informa sulla &nbsp;poca considerazione avuta all’interno della famiglia. &nbsp;<br>Anche Dall’arte pittorica, di ogni epoca è stata resa esplicita &nbsp;l’importanza del rapporto con
le origini, come luogo di formazione dell’identità,ove si apprendono modelli di relazione e &nbsp;purtroppo talvolta &nbsp;anche &nbsp;da dove si trasmettono &nbsp;&nbsp;modelli patologici da generazione in generazione
(Murray Bowen , dalla famiglia all’individuo), &nbsp;&nbsp;<br>Poiché abbiamo appreso che la famiglia è un sistema al cui interno ogni parte interagisce e modifica con una sorta di feedback le altre,
in una continua &nbsp;&nbsp;“danza familiare” (“danzando con la famiglia” WHITAKER) , &nbsp;&nbsp;tale realtà interna complessa è stata definita “copione familiare”, ovvero
un piano di vita strutturatosi attraverso generazioni &nbsp;che alberga &nbsp;&nbsp;all’interno di ciascuno di noi.<br><br><br><strong>Definizione e finalità.</strong><br>Il genogramma &nbsp;nasce &nbsp;come una chiave di lettura &nbsp;ed” una forma di Albero genealogico che registra informazioni sui
membri di una famiglia e sulle loro relazioni nel corso di almeno tre generazioni . Mette in evidenza graficamente le informazioni della famiglia, in modo da offrire una rapida visione d’insieme dei complessi patterns
familiari” (Mc Goldrick e Gerson, 1985) .<br> E’ importante sottolineare però che non si limita a rappresentare solo i legami di sangue come l’albero genealogico, ma comprende anche coloro che
hanno investito un’importanza affettiva, così come non sono riportati solo i cambiamenti anagrafici (nascite, morti), ma tutta una rete di relazioni e di eventi significativi ,nelle diverse fasi del ciclo di vita
dei componenti.<br>Come ha affermato il suo ideatore Bowen (1979) &nbsp;sicuramente, come il disegno della pioggia rassomiglia alla pioggia molto più della parola “pioggia”,così la rappresentazione
grafica rende meglio con una visione generale tutta la complessa rete delle realtà familiari.<br>La conoscenza del genogramma anche per altre figure professionali , quali i mediatori ,differenti dagli psicoterapeuti,
è importante proprio perché attraverso l’acquisizione di tale tecnica, si acuiscono capacità di osservazione e rilevazione dell’origine di alcuni nodi sorti in epoche antiche, che possono ,
attraverso la lettura, &nbsp;essere rivisti e ridefiniti, suggerendo nuove soluzioni; &nbsp;si fornisce,quindi, una valutazione più completa ed &nbsp;&nbsp;una più ampia possibilità d’intervento.<br>Lo
stesso Bowen ne suggerisce l’ utilizzo anche &nbsp;per la formazione, in quanto solo attraverso il recupero del modello della propria famiglia, si possono comprendere ed intuire ,come professionisti , le risorse evolutive
degli altri.<br>Possiamo inoltre sottolineare l’ attualità del genogramma, poiché le generazioni possono essere considerate in un’ottica presente ed attuale.<br><br><br><strong>La progettazione del genogramma.</strong><br>Il genogramma ha una linea di lettura, temporale e di relazioni , il trascorrere del tempo è delineato dal procedere nella lettura
dall’alto verso il basso e da sinistra verso destra nella storia familiare.<br>I dati riportati sono i nomi delle persone,i soprannomi, la professione, le date significative, i matrimoni, le morti, le nascite, le adozioni
e tutti i tipi di relazione.<br>Il foglio si deve dividere mentalmente in tre spazi dall’alto in basso e i confini tra una generazione e l’altra si tratteggiano in maniera evidente. <br>Esempio di trigenerazionale<br>Le persone si disegnano con un quadratino i maschi, con un tondo le femmine, all’interno si inserisce l’età e se sono persone non più in vita,si
disegna &nbsp;il segno della croce, all’esterno va il nome.<br>Nel caso della coppia in mediazione, si preferisce aspettare che si accordino su chi inizia il genogramma, al fine di stimolare immediatamente la collaborazione
ed iniziare una prima attivazione di cambiamento simbolico.<br>Nel disegnare le coppie il maschio va sempre a sinistra, la donna a destra, in questo caso la lettura ci indicherà da sinistra a destra l’identità
di genere. <br>Importante è rappresentare in orizzontale il legame di coppia ed in obliquo i legami precedenti o successivi; in questi casi si preferisce poi attuare un ingrandimento
,al lato o sotto, della nuova realtà e della presenza di figli successivi . <br>Nel &nbsp;rappresentare i figli il più grande va a sinistra e il più piccolo a destra, per
evidenziare subito l’ordine di nascita.<br>Si devono anche evidenziare le convivenze e con chi &nbsp;si vive, tratteggiando i tratti e inserendo all’interno le persone che vivono insieme.<br>Sul genogramma
va apposta la data, inoltre si può fare anche un genogramma di un particolare per evidenziare meglio alcune parti. Se reputiamo &nbsp;importante aggiungere qualche informazione lo possiamo fare, senza eccedere.<br><br><br><br><br><br><strong><br>I MITI &nbsp;nel &nbsp;genogramma.</strong><br>Da questo quadro di famiglia, dinanzi agli occhi degli osservatori, compaiono immediatamente,nessi ,ridondanze di comportamenti,emozioni,
perché nel rappresentare i soggetti pensano e con il procedere del lavoro, si recupera chiarezza,nel disegnare la mappa delle relazioni familiari,si riscoprono elementi sepolti nella memoria ed affiorano anche vecchi
miti.<br>Occorre quindi chiarire il significato e la funzione del mito, che nato nel mondo greco come racconto, leggenda, in contrapposizione del Logos,razionalità, nella famiglia assolve una duplice funzione: da
un lato &nbsp;&nbsp;nel corso delle generazioni ,per impossibilità di cambiamento del &nbsp;ruolo &nbsp;assegnato, impedisce l’evoluzione e la contrasta a scapito del singolo,divenendo così mito familiare;dall’altro
si colloca su “vuoti”,mancanza o perdita di dati che vengono colmati con la fantasia.<br>Si può quindi affermare che nel mito si sposano elementi fantastici e reali,che hanno la funzione di creare una
realtà, la più ottimale possibile ai bisogni emotivi dell’individuo,soprattutto al suo bisogno di chiarezza e di spiegazione ad elementi ambigui o confusi che possono minacciarlo profondamente. <br>La creazione del mito diviene quindi un punto di riferimento, una rassicurazione, poiché fornisce una spiegazione plausibile ad elementi sconosciuti.<br>“il termine mito familiare si riferisce
quindi ad una serie di credenze, abbastanza ben integrate e condivise da tutti i membri della famiglia, riguardanti ciascuno di essi e le loro posizioni reciproche all’interno della famiglia. Tali credenze non vengono
contestate da alcuna delle persone interessate,malgrado le evidenti distorsioni della realtà che spesso implicano”(Ferreira 1963). <br>Il creare un mito significa quindi dare un senso ad una serie di avvenimenti e di comportamenti reali in un racconto condiviso da tutti, in cui ciascuno possa dare senso alla sua vita,sentendosi sempre
parte del tutto. &nbsp;<br>Attraverso il genogramma si ripropone la lettura del ruolo dell’individuo nella creazione del mito e nella sua modifica all’interno di un processo circolare che &nbsp;lo vede &nbsp;subire
l’effetto, ma contemporaneamente capace di cambiarne le caratteristiche ed il destino, in un nuovo processo di continua evoluzione. <br>Il genogramma &nbsp;è quindi una tecnica che, &nbsp;utilizzata al meglio, &nbsp;può risultare una risorsa per diverse tipologie di intervento,soprattutto in mediazione e, &nbsp;come sempre,
 dipende dai singoli utilizzatori.<br>Una &nbsp;imprescindibile “conditio sine qua non” &nbsp;è il rispetto per il materiale umano che si ha tra le mani e la massima umiltà nel gestirlo, tenendo
sempre a mente che <br>“per conoscere la luna non ci si può fermare a guardare il dito che la indica”. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;(Cigoli) <br><br>Attraverso il genogramma quindi la coppia in mediazione è aiutata a presentarsi a livello storico, stimolata a vedere il cambiamento relazionale, &nbsp;affrontato nella Mediazione.<br>Infatti
il legame coniugale che attraverso la storia del genogramma viene delineato,viene concretamente visivamente delineato come finito, mentre la mediazione tende a mostrare che il legame genitoriale prosegue e, attraverso la negoziazione
costruttiva, attorno alle modalità proposte nell’esercizio della genitorialità, un cammino di cooperazione.<br>I nuovi rapporti vengono ridisegnati e, dopo il racconto storico della fase iniziale del
genogramma, anche la negoziazione dei beni della famiglia ( materiali e non) acquistano nuovi significati, che possono essere rielaborati.<br>Il vantaggio &nbsp;del genogramma nella mediazione è dunque multifattoriale:
in breve tempo si ottengono molte informazioni, il focus conflittuale viene spostato concretamente, si visualizzano immediatamente i cambiamenti e si stimolano le competenze genitoriali nella separazione/divorzio, rilanciando
le relazioni.<br>Nella visualizzazione grafica, aldilà della separazione, rimangono visibili i vincoli genitoriali,l’ appartenenza,che stimolano riflessioni e responsabilità, rimettendo in cammino la
coppia genitoriale.<br>E’ quindi una tecnica essenziale di ausilio alla mediazione, per riattivare le risorse e rilanciare la comunicazione e la comprensione nel rilanciare il “patto genitoriale”.<br><br><br><br><br><strong>Bibliografia</strong><br>Andolfi, Cigoli “ La famiglia d’origine”, 2004, Ed. Franco Angeli<br>Bateson, “Una sacra unità”,Adelphi 1997 <br>Bateson, “Verso un’epistemologia del sacro”, 1987, Ed.Adelphi <br>Bohannan, “Il Divorzio, dal conflitto alla ricerca di nuove risorse”, 1973<br>Buzzi,
“Introduzione alla mediazione familiare”, Ed. Giuffrè<br>Cigoli: “ La psicologia della separazione e del divorzio” , 1998, IL Mulino<br>Cigoli, Galimberti, “ Il legame disperante”,
1988, Ed. Cortina<br>Cigoli, “il patto infranto”, 1997<br>Emery, “Il divorzio. Rinegoziare le relazioni familiari” 1998, Ed. Franco Angeli<br>Ferreira, “ Il Mito familiare”, 1963J.Haley,
“ll distacco dalla famiglia”. 1983<br>Friedman, “La mediazione attraverso la comprensione”, 2011, Ed. Franco Angeli<br>Malagoli Togliatti, “Famiglie divise”, 2002, Ed. Franco Angeli<br>Mazzei,
“La mediazione familiare”, 2002, Ed. Cortina<br>Mc Goldrick, “ La family life cycle”: a framework for family therapy” 1980<br>Murray, Bowen, “Dalla Famiglia all’Individuo”,
1979, Ed. Astrolabio<br>Montagano S., “Il Genogramma”, 2002, Ed. Franco Angeli<br>Scabini e Cigoli, “Il Familiare, legami simboli e transizioni”, 2000, Ed. Cortina<br>Scabini, Rossi, “Rigenerare
i Legami: la mediazione nelle relazioni familiari”, 2003, Ed. WEP<br>Whitaker, “Danzando con la famiglia”, 1989, Ed. Astrolabio<br></div>
<div> </div>
<div> </div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 18:29:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[I social network: opportunità e criticità]]></title>
			<author><![CDATA[Dott.ssa Alessandra Gatto]]></author>
			<category domain="https://www.psicoterapia-sistemica.it/blog/index.php?category=Intelligenza_Artificiale_e_Social_Network"><![CDATA[Intelligenza Artificiale e Social Network]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000010"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<div><strong>I social network. &nbsp;(Docenza tenuta per il CENAF dalla Dott.ssa Alessandra Gatto)</strong></div> <div><strong><br><br></strong></div> <div><br><br>È indiscusso che la creazione e l'utilizzo di Internet nella vita dell'uomo ha completamente modificato il suo modo di vivere e di articolare il suo stile di vita. Milioni di persone utilizzano Internet come strumento personale per la trasmissione di contenuti sia a scopo lavorativo, sia come mezzo di comunicazione. Grazie all'interattività, Internet è un luogo di riunione ove la gente può colloquiare, mettersi in mostra, essere facilitato nell'interazione sociale, nel commercio.<br>Con la proliferazione dell'utilizzo della rete, anche il tempo dedicato ad esso è aumentato rapidamente, così come le connessioni sempre più veloci ci hanno permesso più operazioni on-line e più contatti contemporaneamente ,l'aumento così del tempo che trascorriamo on-line è notevolmente aumentato rispetto al tempo passato in cui si leggevano più pubblicazioni cartacee. Forse non ci siamo mai soffermati nel riflettere quanto l'utilizzo dei soci al network e di Internet in generale stia rivoluzionando completamente la vita attorno a noi. <br>Libri e giornali ospitavano testo e immagini ma in piccole quantità e non potevano contemporaneamente trattare i suoni e le immagini. Il potere di Internet e dei social network cambiano la modalità di percepire le notizie ed i fatti accaduti, così come muta la modalità della diffusione di essi.<br>“Ogni lettura scrive Anne Mangen, professore di letteratura al Università di stavanger in Norvegia ,èmultisensoriale. “C'è un legame fondamentale fra l'esperienza della materialità senso motoria di un'opera scritta e l'elaborazione cognitiva del contenuto testuale. Il passaggio dalla carta allo schermo di una informazione e lo scambio di essa non cambia solo il modo in cui ci orientiamo in un testo scritto, ma influenza anche il grado di attenzione e &nbsp;il coinvolgimento &nbsp;e la profondità della nostra immersione in esso.<br><br>I links modificano la nostra percezione e l'effetto &nbsp;&nbsp;su noi che leggiamo è molto diverso: infatti essi non si limitano a indicarci le opere collegate, ci spingono verso di esse , ci inducono ad entrare e da uscire dai testi spesso, senza dedicare la nostra attenzione più intensa ai contenuti. I collegamenti &nbsp;nella loro tipologia sono progettati per catturare la nostra attenzione, spesso un'immagine e un motore di ricerca attira la nostra attenzione verso un particolare, distraendoci dal significato più ampio, spesso spezzettando il contenuto, non facendo comprendere il significato in generale.<br>Ci si può spostare facilmente tra, la lettura, l'ascolto, la visione senza muoversi, si può anche rimanere in contatto contemporaneamente con le persone a cui siamo connessi, non è &nbsp;più necessario uscire per uno spettacolo, che può essere visto e contemporaneamente commentato, mentre è ancora in corso. La rete dunque mentre è un importante trampolino di lancio per comunicare e facilitare un interscambio anche di tipo commerciale , dove potrebbe essere difficile, allo stesso tempo diviene un salotto per incontrare comunicare, formare relazioni significative, al punto tale che diverse coppie si sono costituite a seguito di un incontro nel “ cyberspazio”. Così le chat che si vanno configurando divengono spazi per sperimentare sentimenti tra più persone e depositi inesauribili di possibili relazioni di natura sentimentale (Cantelmi, Cannazzaro 2003).<br>Analisi delle cyber-relazioni.<br>Da studi effettuati sugli utilizzatori, Internet risulta essere una soddisfacente via per interagire con gli altri e un mezzo per arricchire il proprio sistema sociale. I cyber users affermano di sentirsi più liberi e di esprimere la propria personalità senza i &nbsp;freni di cui il mondo reale è ricco. L’ anonimità e l'assenza di norme facilitano la natura della conversazione in rete. La pervasività di tale fenomeno è stato definito da Suler l'”effetto della &nbsp;disinibizione on line”.<br>L'autore ha distinto due forme di disinibizione: quella positiva e quella tossica: nella prima le persone rivelano le proprie emozioni, si offrono nel rapporto con l'altro in maniera collaborativa, segreti e paure vengono abbandonati; nella forma tossica il linguaggio è volgare i sentimenti di rabbia e di violenza si manifestano più facilmente di quanto non si sarebbero rivelati nella realtà di tutti giorni.<br><br>La disinibizione e l'elemento del La anonimità, mancando il diretto contatto visivo, realizzano quanto definito da &nbsp;Reid il Laboratorio del se’.<br><br>In questo laboratorio i cyberusers mettono in azione le diverse caratteristiche presenti nella propria personalità, in questa dimensione si può sperimentare la propria capacità di auto presentarsi, nonché il luogo per coltivare i Sè nascosti, non ancora emersi nel mondo reale. Nascono così le cyber-relazioni in cui i singoli soggetti &nbsp;riescono maggiormente a risolvere rapporti e situazioni per loro difficili nelle situazioni reali , in cui agiscono paure e timori.<br><br>Elemento quindi emergente appare la consapevolezza, in parte, della mancata &nbsp;attendibilità dell'altro, quindi le prime interazioni tra gli utenti si fondano sulla fede, viene cioè preso per vero ciò che viene detto e confidato. Pertanto nel cyber spazio è possibile cambiare la modalità di presentazione in base alle altrui aspettative, quindi la presentazione del Sè è plasmato in base al dialogo con l'altro. Nella comunicazione on-line dunque i patterns comunicativi sono liberi e interpersonali, per la velocità del mezzo elettronico e la mancanza di vere norme che controllano la relazione (Sproull e Kiesler ,1986).<br><br><br>Altro elemento caratteristico è il desiderio di interiorità, spesso la persona con cui si viene in contatto viene idealizzata; &nbsp;inoltre la presenza di uno “schermo”, acquista una funzione protettiva apparente, il soggetto, sentendosi al riparo, trova il coraggio di manifestare quella parte che solitamente nella realtà nasconde e reprime. La rete offre quindi la possibilità di liberare i desideri, le fantasie più profonde evitando limiti e inibizioni presenti nella reale vita di relazione. Dalla postazione di "nascondiglio" il soggetto &nbsp;può smontare, manipolare e creare a proprio piacimento un'identità diversa a secondo degli obiettivi che si prefigge.<br>Tuttavia la facilità dell'accesso alla rete ha Determinato l'insorgere di disturbi del comportamento.il primo articolo riguardante la dipendenza della vita on line è stato pubblicato nel 1995 negli Stati uniti il termine Internet &nbsp;Addiction è stato proposto dallo psichiatra americano Ivan Goldberg nel 1995, per delineare un eccessivo utilizzo della rete legato ad uno stato psicologico di depressione, solitudine e compulsivi tra con sintomatologie significative da un punto di vista clinico. Young ( &nbsp;1999) ha denominato tale disturbo problematic Internet use(PIU), termine utilizzato nel DSM IV associato al disturbo del gioco d'azzardo.<br>Attraverso un questionario la studiosa ha evidenziato la presenza di tale patologia in un soggetto, qualora abbia almeno cinque degli otto lo criteri di valutazione del disturbo da Internet:<br><br>bisogno di trascorrere un tempo sempre maggiore in rete per ottenere soddisfazione.<br><br>Preoccupazione circa Internet ovvero su ciò che faranno in rete.<br><br>Riduzione notevole interesse per altre attività. <br>Sviluppo dopo la sospensione dell'uso della rete di ansia, eccessiva motricità, depressione, pensieri ossessivi.<br>necessità di accedere alla rete con più frequenza.<br>bisogno di tenere sotto controllo l'uso di Internet.<br>continuare l'utilizzo nonostante la consapevolezza di problemi sociali lavorativi e psicologici derivati dall’utilizzo della rete.<br>i soggetti più a rischio per lo sviluppo dell'IAD (Internet Adduction Disturb) hanno un'età compresa tra i 15 e i 40 anni e presentano difficoltà comunicative, legata a problemi psicologici, difficoltà familiari e relazionali, se in età scolastica con problematiche di bullismo.<br>sommariamente sono soggetti caratterizzati da un basso livello di autostima che trovano nella rete un feedback positivo da un ambiente ritenuto sicuro. Le modificazioni psicologiche &nbsp;gli “Internet addicts” sono la perdita di relazioni interpersonali, modificazioni dell'umore ,alterazione del vissuto temporale e la struttura cognitiva orientata all'utilizzo compulsivo del mezzo.<br>Guerreschi scrive che per lungo tempo si è ritenuto l'individuo dipendente di solito di sesso maschile, giovane ed introverso, tale credenza è obsoleta e priva di fondamento, oggi infatti tutte le categorie sono in pericolo. Internet infatti è diventato uno strumento per colmare eventuali vuoti presenti nella vita privata di ognuno, un'occasione per costruire una realtà priva di vincoli temporali e spaziali, nella quale si riesce a raggiungere un equilibrio ostacolato nella realtà da stress e difficoltà. Caretti definisce lo stato psicologico derivato dall'abuso di Internet come uno Stato di” trance”, caratterizzato da depersonalizzazione, perdita di identità, alterazione dello stato di coscienza.<br>Definizione pag158<br><br>nonostante la società promuova la conoscenza dell'utilizzo di Internet nei giovani, emerge sempre più la preoccupazione per pubblicizzare i rischi connessi al suo abuso. Spesso anche cambiamenti che avvengono nell'età adolescenziale pongono l'adolescente in difficoltà in relazione allo sviluppo dell'identità e dei contatti sociali, motivo per cui il rischio di rimanere avviluppato nella rete come vittima per un adolescente è maggiore rispetto ad un adulto.<br>Il Cybersex Addiction.<br>Young ha evidenziato i segnali che aiutano a comprendere la dipendenza sessuale on-line:<br>lo spendere un significativo ammontare di tempo nelle chat line &nbsp;&nbsp;con lo scopo di trovare cyber sex.<br>Non svelare La propria identità per poter esprimere fantasie sessuali che nella realtà non verrebbero comunicate.<br>Nascondere le relazioni on-line ai cari.<br>provare vergogna nell'uso della rete, ma nello stesso tempo cercare attivamente la connessione a cyber sex.<br>essere meno coinvolti nella vita sessuale con il partner reale, preferendo il cyber sex come fonte primaria di soddisfazione sessuale.<br>Praticare la masturbazione all'interno delle chat erotiche.<br>Anche in questo caso la anonimità delle interazioni on-line facilita determinati comportamenti e la facilità di accesso a siti porno e la velocità della Fuga, facilita il comportamento compulsivo e riduce la tensione del soggetto. Come afferma guerreschi l'espressione di fantasie erotiche la creazione di un personaggio che nasconde la propria vera identità, porta il soggetto a vivere una realtà parallela che può a volte sostituire alla vita reale. La cyber sex diction oltre a creare problemi nella sfera privata familiari e nel rapporto di coppia crea problemi anche nel legame con i figli, compromesso da trascuratezza allontanamento pensione.<br>per quanto riguarda la vittima lo jihad inerente alle donne compagne di uomini con tale patologia, queste sono donne che vivono in una profonda depressione, con sentimenti di forte auto svalutazione, oscillanti tra rabbia e disperazione. Tra le gravi conseguenze si aggiunge il pericolo che i figli entrando in contatto con il materiale pornografico, turbati possano perdere la stima del proprio genitore con gravi conseguenze per la propria evoluzione. Inoltre Cooper e GRiffin hanno spiegato come il fenomeno delle tre A, formato da accessibilità, affordability (disponibilità) e Anonymity incentivino comportamenti illeciti che solitamente i soggetti non avrebbero avuto, quali avere rapporti con prostitute, l'uso di materiale pedopornografico, rapporti omo sex.<br>nonostante quindi Internet possa essere considerato uno strumento vantaggioso per la vita dell'uomo, contemporaneamente facilita la formazione di comportamenti devianti.<br>IL CyberBullismo o slapping.<br>Questa nuova forma si basa anche sul concetto di trasmissione elettronica delle informazioni, ovvero un pettegolezzo una minaccia o un insulto viene trasmesso attraverso l'utilizzo dei nuovi strumenti, i siti Web &nbsp;,<br>le e-mail, il blog, le chat. Questi nuovi strumenti hanno quindi portato ad una crescita del fenomeno bullismo che dalla scuola si è espanso fino nella rete.<br>Il bullo non agisce più solo nella realtà, ma agisce anche nel virtuale; gli studi di Ybarra e Mitchell ci dimostrano di come il bullo sia un ottimo Internetnauta, rimanendo molto tempo davanti al computer che offre maggiori garanzie di impunibilità, data la difficoltà della reperibilità.<br>Secondo Herring (2001) “ La comunicazione mediata dal computer non incoraggia solo una disinibizione scherzosa, ma riduce la responsabilità sociale, rendendo agli utilizzatori più facile intraprendere azioni ostili ed aggressive”.<br><br>La crescita al 97% dei giovani utilizzatori di Internet tra i 12 dei 18 anni, indica anche una crescita nell'aumento del rischio della commissione parte dei ragazzi di condotte aggressive in rete. Molti di questi giovani non hanno la supervisione dell'adulto. Il ruolo della famiglia nel fenomeno del bullismo si può considerare secondo tre aspetti principali: i legami di attaccamento, lo stile parentale e i valori familiari. Lo stile parentale si riferisce agli atteggiamenti che i genitori hanno nei confronti dei figli e dipende dai valori e dalle credenze che si evidenziano nelle pratiche educative. Povertà affettiva nelle relazioni genitore bambino corrispondono spesso a comportamenti e sternali dati da parte del figlio. La mancanza di un attaccamento emozionale e rifiuto sono altamente associati con il bullismo, con la aggressività e secondo Steinberg (2000) anche con comportamenti delinquenziali. Dagli studi condotti gli su giovani utilizzatori di Internet di età tra i 10-17 anni è emerso che in molestatori online hanno &nbsp;uno scarso legame emotivo con i genitori, inoltre anche provvedimenti disciplinari forti od aggressioni verbali da parte del genitore influenza la aggressività on-line degli adolescenti, favorendola.<br><br>Selnow afferma che Internet spesso diviene un surrogato delle figure di attaccamento mancanti per il minore. Se il rapporto con il proprio padre è vissuto in maniera negativa e connotato da mancanza di fiducia è più probabile che Internet è dunque rappresenti il tentativo di colmare la carenza e motiva e il desiderio di stringere relazioni che gli permettano di sviluppare intimità e vicinanza. Molti genitori sono ignari dei pericoli a cui sono esposti i figli e non sono in grado di stabilire delle regole adeguate nel gestire l'uso di Internet &nbsp;da parte dei figli.<br>I danni emotivi causati dalla cyber bullismo sono notevoli, scaturisce infatti un processo a catena che coinvolge e travolge la persona oggetto di bullismo elettronico. La vergogna, l'umiliazione di essere esposto davanti a tutti, con la percezione di essere marchiato da parte di tutti i gli altri soggetti del cyberspazio, sono emozioni talmente forti, da divenire pericolose ed ingestibili da mettere a rischio la sicurezza della vittima.<br>Già nel bullismo tradizionale la vittima profonda in una depressione ed in uno sconvolgimento psicologico a lungo termine, nel bullismo elettronico la minaccia in forma anonima sconvolge maggiormente, la tensione per una punizione improvvisa da parte di chiunque del cyberspazio aumenta la tensione. Con Internet la diffusione su larga scala dell'insulto o delle minacce rende insopportabile, da parte della vittima, la percezione di un pericolo che può giungere all'improvviso, da chiunque e da qualsiasi parte. L'impatto emotivo dunque sulla vittima è maggiore rispetto al bullismo classico, gli effetti di una diffusione in rete di immagini o frasi offensive possono essere altamente deflagranti per la psiche della vittima.<br>Nella ricerca di comunicare e presentare se stessi &nbsp;nei &nbsp;social network ha reso più vulnerabili i giovani mettendoli al rischio di bullismo elettronico, di adescamenti da parte di predatori e pedofili, di comportamenti antisociali, tra i diversi siti MaySpace è guardato con maggiore sospetto.<br><br>La Cyber Pedofilia.<br>Già il consiglio dell'unione europea ribadiva con una decisione quadro nel dicembre del 2003, che "per pornografia infantile s'intende il materiale pornografico ritrae o rappresenta visivamente un bambino reale, una persona reale che sembra essere un bambino o immagini realistiche di un bambino inesistente, implicato coinvolti in una condotta sessualmente esplicita, fra cui l'esibizione lasciva dei genitali dell'aria pubica". L'articolo nove della convenzione del consiglio d'Europa sulla "criminalità informatica" ha ratificato con la legge 18 marzo due 1008 numero 48 che l'espressione pornografia infantile e include il materiale che raffigura: <br>un soggetto che sembra essere un minore coinvolto in un comportamento sessuale esplicito <br>immagini realistiche raffiguranti minore coinvolto in un comportamento sessuale esplicito <br>un minore coinvolto in un comportamento sessuale esplicito.<br>appare palese che la normativa a tutela dei fanciulli contro ogni forma di sfruttamento e violenza sessuale. Il terzo comma dell'articolo 600 terre del codice penale disciplina la distribuzione divulgazione diffusione anche per via telematica di tale materiale.<br>Non si tratta di immagini costruite al computer ma di fronte filmati che riprendono bambini ed adulti in azioni spesso di una violenza assurda, bambini sottoposti ad umiliazione, mortificazione e l'immensa sofferenza. Si tratta di un mercato purtroppo immenso con numerosi acquirenti, ma anche venditori .<br>fino al 2007 venivano rintracciate fotografie raramente video, nel due 1009 le fotografie sono state sostituite da video. Il materiale si divide per categoria e ogni categoria ha un suo costo.<br>Ci sono “Poose” in cui i bambini assumono pose oscene,”cp” immagine video provenienti da collezioni private prodotte all'interno di abitazioni con riproduzioni di violenze di ogni genere, talvolta anche con omicidi in diretta della vittima, “snipe” ovvero scatti rubati all'insaputa della vittima. Spesso il file acquisito viene messo nei circuiti peer to peer scambiato alla pari. Non vi è un target preciso dei fruitori che provengono da ogni categoria sociale, culturale. Si può distinguere tra il pedofilo che in maniera anonima conta da gli altri per adescare nuove vittime, e gli introversi che, pur avendo le stesse pulsioni, acquistano materiale per lo pornografico.<br>Le analisi cimino logiche hanno permesso di rintracciare alcune peculiarità del pedofilo on-line il 96% sono uomini, di età indifferenziata, per il 37% singolo e per il 31% coniugati. Hanno una cultura medio alta, nel 52% sono laureati, incensurati. Molti di questi affermano di sentirsi incompresi per” la loro legittima espressione di libertà sessuale”.<br>La tipologia persona logica è contraddistinta da una eccezionale lucidità, con assenza o ridotta angoscia legata alle sue deviazioni, quando si connette le interrete si finge un tardo adolescente e parlando di varie tematiche in un secondo momento dichiara la sua vera identità ed intenzioni sessuali. L'adescamento classico prevede il contatto in chat forum o siti di giochi di ruolo, è molto disponibile nel dialogo con il bambino è interessato alla vita del bambino tanto da diventarne un confidente, per le sue lamentele e i suoi dubbi, fino a quando chiede di tenere conversazioni segrete con il bambino, fino al punto di essere interessato a particolari di natura sessuale. Qualcuno avanza richiesta di fotografie di parti intime, per convincere il minore sulla” normalità” delle sue richieste può inviargli delle immagini pornografiche al fine di convincerlo.<br>Il passaggio all'atto dipende dall'intuito che il soggetto ha nel capire che la vittima è matura per essere colta nella sua rete, talvolta il minore che esprime il desiderio di un incontro. Lo scambio di materiale avviene con l'utilizzo di software di file sharing, strumenti che permettono lo scambio di file in maniera rapido, procedono alla ricerca di parole chiave. Ovviamente &nbsp;condivide le risorse di software di file sharing &nbsp;&nbsp;anche il compartimento di polizia che può identificare gli utenti nel momento che condividono quel tipo di file.<br>Non tutto però è in rete file sharing poiché tra i servizi che Internet offre altri permettono lo scambio di file: <br>siti Web<br>chat rooms :canali di comunicazione sincrona che pongono in contatto in tempo reale gli utenti. Alcuni di questi ambienti virtuali sono aperti al pubblico, taluni richiedono una password.<br>Bulletti in Board Service: bacheche elettroniche in cui vengono affissi annunci messaggi.<br>File transfer Protocol: protocollo di comunicazione per scambiare file in rapporto uno a uno.<br>Peer to Peer: lo scambio alla pari di materiale.<br>Socio al network: che permettono in prima battuta di comunicare istantaneamente per poi concedere la possibilità di trasferire il file. &nbsp;<br>con l'utilizzo incauto dei soci al network il 74% dei giovani utilizza il proprio nome, il 48% anche il cognome reale, il 61% inserisce le proprie foto, il 18% rivela anche il nome della scuola. Queste informazioni sono vere e proprie impronte digitali perché li rendono facilmente identificabili.<br>La rete offre al pedofilo ed anche a soggetti squilibrati il permesso di abbattere le barriere fisiche che nella realtà sono un filtro.<br>Motivo per cui si allerta alla massima attenzione.<br><br>Il Trolling.<br>Il termine trae origine dalla mitologia del Nord d'Europa, si rifà ad una creatura mitologica abitante nei boschi, antropomorfa, generalmente malefica, che importuna gli umani. <br>Il termine è stato usato inizialmente negli anni 80 nell'archivio Usenet, probabilmente trae origine nei primi anni del 1990 nel gruppo di Usenet- folclore come una modalità scherzosa utilizzata &nbsp;tra utenti quando gli argomenti erano molto ripetuti. <br>Judith Donath nel 1999 fornì una diversa carrellata di comportamenti alla base della confusione tra comunità fisica è virtuale:<br>"agire da Troll è dare false identità, all'insaputa degli altri partecipanti il crollo a dimostra come un utente che vuole condividere gli stessi interessi degli altri, mentre invece si insinua per mettere in crisi il gruppo e inviare messaggi negativi. Possono interrompere i dialoghi, dare cattivi consigli, confondere gli utenti spacciandosi per altri utenti, alzando i toni e la tensione."<br>Da allora si è evidenziato un sempre maggior numero di persone con comportamenti tipici da Troll all'interno dei siti Web. L'obiettivo di questi soggetti &nbsp;è stimolare all'aggressività ed alla violenza, spingendo le persone, a cui fa perdere la pazienza, ad insultare ed aggredire a loro volta.<br>Altro comportamento utilizzato è quello di insinuarsi nelle discussioni ingenerando ulteriore confusione, spesso pubblicando messaggi simili ma contraddittori in più sezioni diverse, tanto da indurre i componenti di un gruppo a non capire quale sia il messaggio originale.<br>Comportamenti tipici<br><br>l'invio di messaggi volgari, irritanti, offensivi.<br>L'invio di messaggi senza senso o volutamente fuori tema.<br>Il pubblicare contenuti disturbanti come suoni o immagini offensive, mimetizzandole come innocue.<br>Svelare trame di film o libri senza consenso.<br>Irritare le persone sbagliando volutamente i nomi o chiamandoli con nomignoli offensivi.<br>Ridicolizzare o denigrare gli interventi di un determinato utente.<br>Teorizzare in maniera confusa, e vaga &nbsp;tesi opposte rispetto a quanto discusso nella comunità.<br>Stuzzicare e stimolare verso un linguaggio spinto nel modo di colloquiare.<br><br>Caratteristiche personologiche dei Troll.<br>sembrerebbe da studi effettuati che l'utente che ricorre a tali modalità, sia un individuo con difficoltà nelle normali interazioni personali, nella ricerca di attenzione, ricerca di dominare la conversazione spingendo verso la tensione e la rabbia, in modo tale da risultare in una posizione centrale.<br>Sembra avere alle spalle situazioni di disagio familiare, relazionale, scolastico, anche economico, nel tentativo di controllare l'ambiente che lo ha deluso, combatte i suoi sentimenti di inferiorità e di sfiducia.<br>alcuni di questi personaggi cercano di convincere un gruppo di utenti a seguirli non solo nelle opinioni ma anche in traffici illeciti.<br>È a quest'ultima tipologia che si rifanno anche coloro che devono verificare la robustezza di un sistema, per poi poterne più facilmente violare le regole, a scopi personali.<br>Come reagire a tale fenomeno<br>Appare ovvio che la soluzione consiste nell'ignorare tali interventi, più si ignora il Troll più questi intensificherà l'invio di messaggi offensivi, si consiglia &nbsp;quindi di non rispondere assolutamente.<br>Si consiglia inoltre di non utilizzare nell'identificarlo l'etichetta di “Troll”, poiché &nbsp;tale rivelazione può fare degenerare e aumentare la tensione &nbsp;e l'agitazione nel gruppo.<br>L'etichetta quindi può aggravare il comportamento e gli effetti del disturbatore,che sentitosi incentivato, difficilmente abbandonerà .<br>un altro fenomeno che direttamente correlato alla grande diffusione dei soci al network, è rappresentato da 1+ larga degli articoli che riguardano le ipotesi di istigazione (a commettere un reato articolo 115, a delinquere articolo 414, a disobbedire alle leggi articolo 415,). È bene infatti ricordare che le che nel passato i casi in cui veniva ravvisata questa ipotesi di reato erano oggettivamente pochi stante il fatto che l'elemento dell'istigazione poteva avere come unico canale di diffusione quello dei giornali o della televisione. L'avvento di Internet, invece, ha consentito alla generalità dei cittadini non solo di poter accedere alle informazioni ma anche di poter diffondere informazioni ad un numero estremamente elevato di soggetti.<br>Basti pensare all'enorme diffusione che il socio network hanno e dalla possibilità che una semplice informazione partire dal soggetto possa fare potenzialmente il giro del mondo.<br><br>Così, negli ultimi anni, si è assistito alla trasposizione di idee vincolate su Internet a comportamenti reali di varia natura: goliardici alcuni (flash moda) illegali altri (basti ricordare i recenti scontri avvenuti in Inghilterra, amplificati, organizzati, istigati da messaggi presenti su blog).<br><br>Facendo sempre riferimento ai fatti avvenuti in Inghilterra, il tribunale londinese ha ritenuto che l'istigazione vincolata dal socio network concretizzi una specifica ipotesi di reato che ha portato la condanna ad oltre quattro anni di reclusione da parte di due soggetti ritenuti responsabili della diffusione delle idee illegali.<br><br>Anche in Italia vi è stato un movimento finalizzato a perseguire in modo specifico le istigazioni a delinquere veicolate da Internet: un primo tentativo è stato effettuato subito dopo il ferimento do di Silvio Berlusconi ad opera di uno squilibrato a Milano e dagli messaggi apparsi sulla rete che plaudivano al gesto del feritore. Esiste anche un disegno di legge che prevede pene più severe per colui che istiga alla delinquenza tramite Internet, dove, qualora venga approvato in via definitiva senza grandi cambiamenti, dovrebbero essere perseguiti tutti quei comportamenti che incitano alla commissione di un reato (dall'incitamento alla lesione, alla violenza sessuale, all'odio razziale).</div> <div> </div> <div> </div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 18:21:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Minori e devianza]]></title>
			<author><![CDATA[Dott.ssa Alessandra Gatto]]></author>
			<category domain="https://www.psicoterapia-sistemica.it/blog/index.php?category=Minori_e_genitorialit%C3%A0"><![CDATA[Minori e genitorialità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000F">






<div><strong>Corso di Specializzazione &nbsp;in Criminologia, Criminalistica e Scienze dell'Investigazione (CEPIC)<br>Docenza su " Minori e Devianza"<br>Dott.ssa
Alessandra GATTO</strong></div>
<div> </div><div><br>Per poterci avvicinare e comprendere un fenomeno così complesso quale la devianza minorile, non si può prescindere, a mio avviso, dalla conoscenza delle dinamiche
del disagio adolescenziale e cosa queste comportino. <br>La velocità di trasformazione fisica e psichica a cui è soggetto l'adolescente provoca, inevitabilmente, uno squilibrio
a tutti i livelli.<br>Questi si trova a sperimentare tutta una serie di cambiamenti &nbsp;e conflitti a cui vuole trovare soluzione nell'immediatezza, &nbsp;utilizzando ,spesso, meccanismi difensivi idonei solo a rendergli
più tollerante l'ansia per l'incertezza di identificazione.<br>Il tempo, come afferma Winnicott, resta il fattore terapeutico essenziale,ma paradossalmente, presi dall'urgenza del momento, l'adolescente
ed i suoi genitori vedono solo il presente. <br>La gestione dell' incremento pulsionale,ma soprattutto la capacità dell'Io a tollerare o meno le pulsioni, possono stabilire una
prognosi su quello che sarà il punto di arrivo della pubertà (A.Freud).<br>A tali spinte si aggiunge una trasformazione corporea non sempre condivisa e spesso il corpo diviene il veicolo attraverso cui viaggiano
conflitti e modalità relazionali; secondo Male "la sensazione di stranezza o di estraneità che molti &nbsp;individui sperimentano, a questa età, relativamente al corpo,è della stessa natura
di un'altra sensazione, quella di non avere una percezione sicura della propria identità".<br>A ciò si aggiunge un altro movimento intrapsichico: la separazione dalle figure autorevoli dell'infanzia
e un cambiamento delle dinamiche di relazione all'interno del sistema famiglia. Tale movimento si può paragonare ad un processo di elaborazione del lutto che A. Haim definisce in questi termini:"Come la persona
in lutto, l'adolescente rimane in certi momenti sommerso dal ricordo di oggetti perduti ed anche a lui il pensiero della morte attraversa la mente. Ma come la dinamica del lutto normale permette d'intraprenderne l'elaborazione,
così quella dell'adolescenza fa si che nulla rimanga stabile".<br>Di fronte a tali complessi conflitti, l'adolescente organizza &nbsp;&nbsp;diverse modalità difensive:<br>" &nbsp;&nbsp;L'intellettualizzazione
e ascetismo<br>" &nbsp;&nbsp;Scissione e meccanismi ad esso associati<br>" &nbsp;&nbsp;Il passaggio all'atto.<br><br><br>La prima modalità vede adolescenti impegnati in teorie filosofiche e movimenti
di ogni tipo.<br>Nella seconda , da un punto di vista clinico, si hanno dei passaggi bruschi da un estremo ad un altro, da un'opinione ad un'altra. Forti contraddizioni animano i comportamenti dell'adolescente
in questa fase e, spesso, si possono avere anche atteggiamenti megalomanici o percezioni di un mondo ostile e pericoloso,da cui bisogna difendersi per sopravvivere. Della diversa attivazione di tali meccanismi è responsabile
il tipo di relazione oggettuale che l'adolescente stabilisce con il proprio enturage e sistema familiare.<br>Per quanto concerne il passaggio all'atto è talvolta così preponderante da occupare quasi
tutto il campo comportamentale del soggetto e raggiunge il massimo nel quadro di atteggiamenti psicopatici.<br>La costruzione della nuova identità è una costruzione progressiva e E. Kestemberg ne mette in evidenza
 la tendenza alla "rottura" con le identificazioni precedenti. Tale fenomeno è funzionale alla fase evolutiva e &nbsp;al &nbsp;processo di differenziazione iniziato. La capacità dell'ambiente
in cui vive di saper tollerare il distacco e supportare tale fase, senza atteggiamenti di tipo ambiguo, aiuta l'adolescente a riorganizzare un nuovo rimodellamento delle identificazioni. Laddove &nbsp;avvengono difficoltà
di identificazioni ed un'incapacità di ristrutturare un nuovo sistema familiare si crea il rischio di rottura con la realtà e disturbi comportamentali.<br> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Alla
luce di quanto abbiamo analizzato, in questa fase delicata il preadolescente e l'adolescente ha bisogno, innanzitutto, di saldi punti di riferimento in adulti responsabili,capaci di dare segnali precisi e confini a cui
può adattarsi od opporsi ma, di cui non può ignorarne l'esistenza e ai quali sa di poter ritornare in qualsiasi momento.<br>Purtroppo la nostra società attuale è ad alto rischio per gli adolescenti
di oggi, mancano adulti in grado di porsi in maniera prescrittiva verso i ragazzi, una prescrizione non di tipo intrusivo e schiacciante, ma un esempio di maturità, un muro che sia "scavalcabile", attraverso
contrattazioni e scelte, che conduca alla responsabilità.<br>Gli adulti sono oggi "bambini invecchiati", succubi delle loro paure, in lotta ancora loro stessi per uno svincolo dalla famiglia d'origine.
L'adolescente quindi, in lotta con le proprie trasformazioni, ha bisogno di sostituire, all'oggetto perduto, un oggetto alternativo che gli permetta un'identificazione adeguata.<br>All'immagine dell'oggetto
infantile, che ha interiorizzato, deve sostituirsi un'identità di un adulto "appetibile",che renda possibile l'abbandono, senza essere accusato di tradimento verso "lealtà invisibili"
e &nbsp;&nbsp;patti di famiglia, di cui parla Boszormenyi-Nagy<br>Tali percorsi divengono sempre più difficili in una società "senza padri", dove le madri ricostituiscono, attraverso i ricatti &nbsp;patologici
del "doppio-legame, la coppia con i figli.<br>Sono necessari riti "d'iniziazione" per il passaggio delle consegne tra la vecchia e la nuova generazione &nbsp;e la collettività deve saper prendere
in carico il nuovo individuo attraverso strutture e percorsi, per avviarlo al "sociale". Attualmente gli unici riti iniziatici sono la corsa al mondo dei consumi a cui &nbsp;&nbsp;l'adolescente deve, spasmodicamente
e velocemente ,prendere parte divenendo una caricatura dell'adulto, prima ancora di aver iniziato un processo di individualizzazione.<br>E' in tale clima che il gruppo diviene garante di un disagio comune e contenitivo
delle nuove pulsioni, un mezzo attraverso il quale trovare una propria identificazione, un ruolo.<br>La dipendenza dell'adolescente alla banda è estrema e Winnicott sottolinea che "gli adolescenti sono degli
isolati riuniti insieme": il bisogno di conformismo può far sprofondare i ragazzi, alla ricerca di un'identificazione, in scelte aberranti e in comportamenti caricaturali.<br><br>Il &nbsp;Ruolo del Gruppo.<br>L'influsso
dei compagni in questa fase del ciclo vitale è molto forte e vi è la tendenza per i motivi di cui abbiamo già parlato, a respingere i valori sociali instillati nell'infanzia e una ricerca di nuovi.<br>E'
in questo contesto che i gruppi di giovani si riuniscono per coltivare gli stessi valori e fare "prove" d'adulto.<br>La nostra società attraverso i mass-media, diffonde valori &nbsp;e comportamenti di
vita adolescenziale che trasmettono messaggi per lo più ambigui e mete irraggiungibili.<br>Dove tali stili di vita sono facilmente raggiungibili e disponibili, i gruppi giovanili causano pochi problemi alla comunità
e gli atteggiamenti problematici rimangono abbastanza contenuti.<br>Il comportamento, tra le &nbsp;classi più ricche, si limita prevalentemente all'uso di droghe ed alcool a riunioni rumorose e l'atteggiamento
degli adulti tende a minimizzare tali condotte per proteggere la propria reputazione. Quando la stabilità fittizia della comunità vacilla, i gruppi si avviano verso forme più gravi di comportamento.<br>Le
attività divengono scontri più violenti tra "bande rivali", i comportamenti sono più minacciosi, le distruzioni vandaliche più numerose e un'escalation può portare sino ad atti
di terrorismo e ad omicidi.<br>Una caratteristica emergente delle bande degli ultimi decenni è il reclutamento di giovani da parte di adulti provenienti dal carcere.<br>Queste superbande, già presenti negli
Stati Uniti ad es. i Conservative Vice Lords, la Nuestra Famiglia ecc.,reclutano i loro membri tra gli adolescenti e li formano trattenendoli nel gruppo fino da adulti. Questa modalità è utilizzata anche tra
i membri della criminalità organizzata e costituisce un problema particolarmente grave.<br>Molti studi sulle bande giovanili sono stati condotti in America ed in Gran Bretagna, ma il problema, ormai molto esteso,
ha acquisito una portata internazionale.<br>Sembra quasi che la nostra società si stia specializzando nel creare un ambiente fertile per la creazione di reati giovanili.<br><br>Cosa facilita il &nbsp;costituirsi
delle bande.<br><br>1. &nbsp;&nbsp;Tra le tante teorie sembra che la limitazione all'accesso di mete ambite, &nbsp;da parte degli strati meno abbienti della popolazione e un'instabilità delle popolazioni
poco integrate, favoriscano un tale fenomeno. Secondo la teoria dell'anomia di Merton, le mete prescritte socialmente come accettabili e desiderabili ed una falsa capacità di raggiungimento sviluppano mezzi devianti.<br>2.
 &nbsp;Altre ricerche tra cui quelle condotte da Patrick ,che ha studiato le bande minorili in Scozia, riferisce una trasmissione di modelli di ruolo criminale da parte di membri più anziani ai più giovani,
spesso anche di appena dieci anni, come dimostrazione di "appartenenza "ad un gruppo.<br>3. &nbsp;&nbsp;La chiave di volta decisiva &nbsp;ad influenzare maggiormente l'appartenenza ad una banda è però
costituita non solo dalle pressioni dei compagni, ma spesso da un una instabilità all'interno del sistema famiglia al cui interno si agiscono liti, tensioni e trascuratezza tra i componenti.(Ferracuti 1975, Bordua
1961)<br>4. &nbsp;&nbsp;Ulteriore fattore determinante nel comportamento deviante è un "concetto di sé" molto scadente, all'interno dei componenti la banda. Gli studiosi Reckless e Dinitz hanno
studiato &nbsp;il concetto di sé ed il suo rapporto con la delinquenza ed hanno constatato che esso è minore nei minorenni potenziali devianti rispetto ai non devianti. Kaplan (1980) ha evidenziato l'appartenenza
ad una banda come una reazione alla risposta negativa che hanno ricevuto dalla società o ad un mancato sostegno da parte di questa. Tanto maggiore è la connivenza di tali elementi nella personalità del
giovane, tanto più le pratiche del gruppo saranno le ricompense per i torti subiti.<br>Questi &nbsp;quattro elementi considerati sono i più accreditati nella letteratura criminologica.<br><br><br>Assunti
teorici.<br><br>Secondo Albert Cohen &nbsp;il comportamento deviante nasce dalla sensazione di forte frustrazione generante una "formazione alla reazione"verso i valori della classe media.<br>Tale reazione
genera un alto grado di aggressività, oppositivismo e negativismo.<br>Cohen afferma,inoltre, che i valori inculcati ai giovani ,anche dalla scuola, sono tipici della classe media, a cui non tutti possono accedere.
L'incapacità di sostegno, nel raggiungere lo status desiderato e l'impossibilità di raggiungere la meta, stimolano condotte delinquenziali nel disperato tentativo di capovolgere il proprio destino e come
risarcimento alla frustrazione derivante.<br>Cohen ribadisce che il piacere sarebbe l'aspetto verso cui sono orientate queste bande e che l'appartenenza a questi gruppi è l'unica soddisfazione e compenso
ad una famiglia instabile che non sa supportare il giovane nella stima del Sé.<br>Per &nbsp;B.Miller la banda fornisce un aiuto per risolvere i problemi inerenti il raggiungimento dell'età adulta da parte
degli appartenenti ad una classe sociale bassa. All'interno vi sarebbe una gerarchia e una condivisione di valori &nbsp;tipici di quella classe con problemi con la legge: durezza, astuzia, autonomia. Il non trovare modelli
maschili adeguati indurrebbe il minore ad entrare in una banda come fenomeno compensativo.<br>Secondo Block e Nierderhoffer il passaggio dell'adolescente all'età adulta non prevede alcun sostegno ed il comportamento
delinquenziale deriverebbe dal conflitto tra le norme dell'adolescente e quelle dell'adulto che non preparano al passaggio attraverso riti formali. C'è quindi la percezione da parte dell'adolescente
 di una &nbsp;mancata considerazione da parte dell'adulto, il che spingerebbe maggiormente a fruire della banda come sostituto dell'adulto , nell'alleviare l'ansia per il passaggio<br>evolutivo.<br>Secondo
Cloward e Ohlin la devianza si organizza in sottoculture diverse per attività e tipologia: la banda da i mezzi ai suoi membri per raggiungere illegalmente mete che altrimenti non sarebbero disponibili. Sono queste &nbsp;sottoculture
dedite ad attività che producono beni materiali in maniera illecita , tollerate dalla struttura sociale locale ad es. le scommesse illegali intraprese anche da commercianti e cittadini. A questa tipologia di sottocultura
se ne aggiunge un'altra &nbsp;che &nbsp;è caratterizzata dalla lotta , violenza e rivalità tra giovani; come tipologia ricorda le guerriglie<br>tra i regni feudali .Esistono poi le sottoculture astensioniste
produttrici queste di giovani il cui unico interesse è l'abuso dell'alcool e di droga che non esitano a procurarsi in qualsiasi modo.Quest'ultima tipologia è caratterizzata da membri con famiglie
anomiche e da una profonda povertà tanto che i componenti scelgono semplicemente di rinunciare a qualsiasi forma di lotta per cambiare il proprio status e rifuggono qualsiasi tentativo rifugiandosi nella droga.<br>Yablonsky
 vede il comportamento deviante come un'occasione per i ragazzi sociopatici di esternare le loro tendenze aggressive &nbsp;e come l'unico modo di essere accettati in un mondo dove non si sentono adatti. I suoi
studi si concentrano particolarmente alle bande di giovani in sobborghi di immigrati, dove la difficoltà di adattarsi alla nuova cultura &nbsp;rende più difficile i rapporti con i figli.<br>L'appartenenza
alla banda è quindi l'unica soluzione anche se il rapporto del singolo in essa è instabile e incostante così come lo è quello con la propria famiglia. Tale scarsa coesione fa di questa tipologia
un "quasi gruppo".<br><br>Modalità d'intervento.<br>I tentativi di frammentare la banda con programmi di riabilitazione o di risocializzazione dei singoli membri &nbsp;hanno avuto qualche successo,
ma non ingente rispetto al fenomeno. Il fornire un servizio completo per ogni singolo membro della banda, in ogni banda &nbsp;è stato sottolineato è come svuotare l'oceano con un cucchiaio. La linea dura
ha funzionato solo temporaneamente, le bande tendono a riformarsi e più violente. Qualche successo si è registrato dove le bande sono state persuase a esplorare nuove modalità di relazione ed interazione
con il mondo sociale adulto, nel tentativo di ottenere successo e prestigio in futuro. Ma ciò ha reso necessario coinvolgere i singoli in "progetti" strutturati e completi che richiedono anche interventi di
tipo psicoterapeutico individuale e familiare. Una opera più mirata e di rete si è vista possibile ma molto costosa per tempo, denaro e personale. Mancando tali disponibilità purtroppo ancora si persegue
l'unica forma :<br>quella più dura che continua a non risolvere il problema della crescita delle bande giovanili.<br><br><br>Un fenomeno sempre attuale: il BULLISMO<br><br>Con il termine bullismo si
definisce una manifestazione aggressiva più o meno manifesta di un &nbsp;giovane nei confronti di un suo coetaneo, Dan Olweus definisce il bullismo: "uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero
è prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o di più compagni." (Olweus, 1986 1991). Il bullismo assume forme
differenti:<br>- fisiche: colpire con pugni o calci, appropriarsi di, o rovinare, gli effetti personali di qualcuno;<br>- verbali: deridere, insultare, prendere in giro ripetutamente, fare affermazioni razziste;<br>-
indirette: diffondere pettegolezzi fastidiosi, escludere qualcuno da gruppi di aggregazione.<br>Le vittime dei bulli hanno vita difficile, possono sentirsi oltraggiate, possono provare il desiderio di non andare a scuola.
Nel corso del tempo è probabile che perdano sicurezza e autostima, rimproverandosi di "attirare" le prepotenze dei loro compagni. Questo disagio può influire sulla loro concentrazione e sul loro apprendimento.
Alcuni ragazzi possono presentare sintomi da stress, mal di stomaco e mal di testa, incubi o attacchi d'ansia. Altri si sottrarranno al ruolo di vittima designata dei bulli marinando la scuola. Altri ancora potranno persino
sviluppare il timore di lasciare la sicurezza della propria casa. Le conseguenze di tale situazione sono spesso gravi e possono provocare strascichi anche in età di molto successive a quelle del sopruso stesso. <br>Il fenomeno del bullismo, quindi, &nbsp;può essere definito "un'azione che mira deliberatamente a fare del male o a danneggiare; spesso è persistente ed è difficile difendersi
per coloro che ne sono vittima" (Sharp e Smith, 1995). <br>Il bullo si configura come un soggetto caratterizzato da aggressività e scarsa empatia, da un'eccessiva opinione positiva
di sé e da un atteggiamento simpatizzante verso la violenza. La vittima di contro ha atteggiamenti di chiusura che si accentueranno trasformandosi in ansia ed insicurezza,minando la propria autostima. E' importante
sottolineare che il semplice ricorso all'aggressività non differenzia i ruoli bullo-vittima, antitetici e complementari. Talvolta anche le vittime fanno ricorso a condotte aggressive, Olweus distingue infatti tra
vittime passive e vittime provocatrici. Quest'ultima tipologia, caratterizzata da una combinazione di due modelli reattivi, quello ansioso proprio della vittima passiva e quello aggressivo proprio del bullo, possono avere
comportamenti iper-reattivi, instabilità emotiva e irritabilità. Il risultato è l'avere una condotta ostile ma inefficace. La differenza dei bulli dalle &nbsp;vittime provocatrici &nbsp;è proprio
l'avere un comportamento aggressivo bene organizzato e funzionale verso l'obiettivo prefisso. &nbsp;<br>Bisogna &nbsp;tener presente alla base del fenomeno che:<br>a) &nbsp;&nbsp;chi si esprime con tanta violenza
sente un livello di sofferenza così alta da non trovare altro modo per esprimerlo, per cui ha bisogno di essere assistito e non etichettato. Di fatto i bulli, se non vengono aiutati a modificare i loro comportamenti
aggressivi, possono continuare ad usare modalità aggressive nelle loro relazioni interpersonali. Questi ragazzi, da adulti, corrono il rischio di sviluppare comportamenti antisociali e altri comportamenti problematici,
come l'abuso di sostanze, come alcool e droghe. Gli studi sottolineano che circa il 45% degli ex bulli entro il 24° anno di età, sono stati condannati in tribunale per almeno tre crimini.<br>b) &nbsp;&nbsp;le
vittime dei bulli hanno vita difficile. &nbsp;&nbsp;Questo disagio può influire sulla loro concentrazione e sul loro apprendimento. Addirittura in certi casi, subire comportamenti prepotenti può mettere in serio
pericolo di vita, portando lesioni gravi o perfino al suicidio. Gli alunni che nel corso degli anni sono stati spesso vittime di prepotenze hanno più probabilità, da adulti, di soffrire di episodi depressivi.<br>Spesso
questo continuo bisogno, da parte del bullo, di prevaricazione non è che una modalità per rendersi visibile agli altri poiché si sente "trasparente" in famiglia. Anche la sua modalità
comunicativa sarà ricca di parole che sorprendono, che risvegliano &nbsp;nell'adulto o in &nbsp;chi ascolta sensazioni di fastidio, di rabbia. Gli studi sul bullismo hanno evidenziato che l'ambiente familiare
può contribuire a volte allo sviluppo del comportamento aggressivo. Ma non dimentichiamo che questa è solo una delle possibili chiavi di lettura del fenomeno.<br>alla base del comportamento aggressivo del bullo
possono esserci quindi diversi fattori riguardanti l'educazione e l'approccio affettivo della famiglia: &nbsp;<br><br>" &nbsp;&nbsp;mancanza di calore e coinvolgimento affettivo <br>" &nbsp;&nbsp;eccessiva permissività e tolleranza <br>" &nbsp;&nbsp;modello errato di gestione del potere (punizioni eccessive e frequenti) <br>" &nbsp;&nbsp;indebolimento del controllo adulto sulle condotte negative. <br>La prima cura verso ogni tipo di male è la prevenzione. Questo vale anche nel caso
del bullismo: gli insegnanti possono attivarsi per individuare in tempo l'insorgere del fenomeno e arrestarlo prima che sortisca i suoi effetti. Per prima cosa è basilare l'ascolto: i segnali di rivolta dei
ragazzi non vanno repressi sul nascere, ma raccolti e analizzati come stimoli per un cambiamento. &nbsp;<br>Per questo è molto importante stimolare e favorire il dialogo in un clima di chiarezza e serenità
che risulti il meno punitivo e colpevolizzante possibile. Bisogna comprendere quanto sia importante valorizzare l'educazione emozionale per i ragazzi, &nbsp;determinante nel risolvere le problematiche di disagio comportamentale.
E' quanto viene elaborato da D. Goleman con il termine di Intelligenza Emotiva come la "capacità di riconoscere i nostri sentimenti e quelli degli altri, di motivare noi stessi e gestire positivamente le nostre
emozioni tanto interiormente, quanto nelle relazioni sociali" .</div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 18:08:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Criminologia: i Serial Killer]]></title>
			<author><![CDATA[Dott.ssa Alessandra Gatto]]></author>
			<category domain="https://www.psicoterapia-sistemica.it/blog/index.php?category=Criminologia"><![CDATA[Criminologia]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000E"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<a href="https://www.psicoterapia-sistemica.it/files/UACV-MP4---tagliato.mp4" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'video', url: 'https://www.psicoterapia-sistemica.it/files/UACV-MP4---tagliato.mp4', width: 1920, height: 1080, description: ''}]}, 0, this);" class="imCssLink inline-block"><img class="image-1" src="https://www.psicoterapia-sistemica.it/images/BluNotte.jpg"  width="126" height="159" /></a></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 17:52:00 GMT</pubDate>
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		<item>
			<title><![CDATA[L'influenza del "Trigenerazionale" nella Mediazione Familiare]]></title>
			<author><![CDATA[Dott.ssa Alessandra Gatto]]></author>
			<category domain="https://www.psicoterapia-sistemica.it/blog/index.php?category=Mediazione_Familiare"><![CDATA[Mediazione Familiare]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000D">






<div><strong>Docenza pubblicata della Dott.ssa Alessandra Gatto In “Mediazione Globale” CENAF</strong></div>
<div><strong>Viaggio attraverso le molteplici radici storiche della Famiglia.</strong></div>
<div><strong> </strong></div>
<div><strong> </strong></div>
<div>Il presente elaborato, non vuole essere un excursus, ma un ripercorrere sommariamente i punti che maggiormente, a mio avviso, hanno costituito la storia dell’istituzione famiglia attraverso anche riflessioni personali ed approfondimenti su alcuni aspetti, &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;che sembrano più interessanti , per cogliere il continuo cambiamento della famiglia ,all’interno di un flusso temporale ricco di accadimenti , stravolgendo continuamente confini, limiti, strutture,
caratteristiche, unitamente alle persone che ne prendono parte.</div>
<div>Viaggio attraverso le molteplici radici storiche della Famiglia.</div>
<div>Per colui che si addentra nello studio della Storia della Famiglia non può certo sfuggire quanto sia complesso ed articolato rintracciare un esordio ben definito od un processo lineare di eventi storico, sociali e psicologici, da cui trarre teorie univoche.</div>
<div>A tal proposito non si può, a mio avviso, trascurare quanto afferma lo storico inglese James Casey, : “Oggi sappiamo molto di più sulla vita degli uomini e donne del passato. Conosciamo i vari tipi di famiglia in cui vivevano, le modalità di organizzazione del lavoro e di trasmissione del patrimonio. Resta però ancora molto da fare e la quantità di materiale a disposizione è assai imponente, forse troppo…. Gli storici della famiglia,
metaforicamente parlando, danno la netta impressione di aver perso di vista la foresta a forza di guardare gli alberi”</div>
<div>E’ comprensibile quanto sia determinante riuscire a comprendere quanto si generi e si agiti all’interno della famiglia, poiché essa, come forma di organismo sociale, struttura, forgia gli individui, le persone, trasmettendo non solo valori , emozioni, norme, ma anche capitali e potere, influendo in maniera massiva su tutta la struttura sociale e storica.</div>
<div>L’impulso determinante, che cominciò a dare risultati più illuminanti,</div>
<div>sconfessando la vecchia teoria della nascita della famiglia nucleare post industrializzazione, derivò dal Cambridge Group, che con Peter Laslett, Richard Wall e Tony Wrigley dimostrarono che la famiglia, classificata per la prima volta da loro con uno schema dettagliato in unità coniugale familiare (famiglia nucleare) &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;viveva, già dal Seicento, in famiglie nucleari ristrette, sia nell’Inghilterra rurale, sia in quella urbana.</div>
<div>Notevole appare l’aver riscontrato, da parte dell’italiano Paci, che tali strutture familiari non erano tipiche di tutta l’Europa, in Italia infatti le famiglie estese (gruppo coniugale a cui si sono aggiunti altri membri parentali singoli) e le famiglie multiple( più coppie coniugali parentali insieme con o senza figli) erano ancora molto diffuse
(tra fine 800 e inizi 900 erano ancora tra il 15% ed il 40%), a causa della modalità di lavoro di Mezzadria, ancora molto in voga. Sfruttando la forza lavoro familiare, il mezzadro, infatti, riusciva ad affrontare la varietà dei lavori richiestogli, scoprendo nella famiglia multipla una risorsa senza fine.</div>
<div>Contrariamente a quanto affermato anche già da Frederic Le Play nel 1867, l’industrializzazione non ha determinato tout court il passaggio della famiglia in tipologie di famiglia nucleari, ogni area geografica ne subisce l’influenza in maniera diversa.</div>
<div>Come afferma lo studioso M. Barbagli &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;il
passaggio della popolazione, da agricola ad industriale, è stato lento ed in alcune aree &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;individua
3 fasi lavorative: la fase del lavoro a domicilio con alternanza di lavoro agricolo e artigianale, la fase dell’entrata stagionale o transitoria in fabbrica, e l’ultima fase dell’entrata irreversibile dei contadini nell’industria.</div>
<div>Appare palese come gli approcci nel delineare le radici storiche familiari siano molteplici e complessi, per cui non credo &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;si
debba privilegiarne uno piuttosto di un altro, ma penso sia importante considerare, nella giusta misura, gli sforzi di chiarezza classificatoria di alcuni studiosi quali Laslett, pur tenendo presente che la famiglia, essendo partecipe della storia, si modella e muta con essa e con la società a cui prende parte.</div>
<div>E’ in questo senso che assume una grande rilevanza il concetto di Temporalità e di Ciclo di Vita, Lutz Berkner, criticando Laslett, afferma:” Si può parlare correttamente di struttura familiare solo nel senso di regole, che</div>
<div>presiedono il definire chi vive con chi e entro quali rapporti di autorità, lungo il ciclo di vita e non solo in un particolare momento o fase del corso di vita”. Con il passare del tempo mutano le strutture della famiglia, le relazioni e le posizioni all’interno,
nonchè i componenti stessi.</div>
<div>Le trasformazioni storico-sociologiche, nel tempo, hanno quindi profondamente modificato la famiglia anche nel modo di instaurare le relazioni.</div>
<div>Secondo lo studioso Edward Shorter con il capitalismo industriale, a causa di una maggiore autonomia economica dei giovani ed indipendenza dalle pressioni genitoriali, prende l’avvio un maggior incremento di relazioni prematrimoniali, di nascite e, dopo secoli di indifferenza dei genitori riguardo i figli, le madri si dedicano alla prole e aiutano in maniera minore il marito al lavoro.</div>
<div>Secondo altri invece, tra cui Stone , tali mutamenti sono antecedenti l’industrializzazione ed il grosso cambiamento sarebbe costituito dal rafforzamento della figura paterna, all’interno della
famiglia, come forte collante dell’unità coniugale. Famiglia, Non più come dispensatrice di beni, ruolo assunto dal sistema statale, ma di amore coniugale e di relazioni affettive tra i membri.</div>
<div>Quindi la struttura familiare si modifica continuamente, allargandosi e restringendosi, manifestando stabilità o precarietà a secondo delle mutazioni socio-affettivo-culturali delle epoche.</div>
<div>Con il progredire degli studi il focus si va incentrando sui vincoli che legano i membri di una convivenza nelle diverse tipologie di sangue, di matrimonio, di discendenza ecc.</div>
<div>Lévi-Strauss, &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;è forse lo storico che più
ha contribuito ad aprire nuove prospettive alla ricerca sulla famiglia, propose di sostituire lo studio delle strutture con l’analisi delle strategie familiari, che richiede di ricostruire le relazioni esterne del gruppo
domestico, senza le quali è difficile cogliere il senso delle scelte, perché sono proprio le relazioni, intrecciate con il mondo esterno, lo strumento delle strategie: è appunto "nell’ambito di una strategia – scrisse – che si creano forme di alleanza, di selezione fra parenti, che si stringono legami".</div>
<div>Viene posta maggiore attenzione non solo quindi alla struttura della famiglia ma anche alle relazioni domestiche all’interno e all’esterno.</div>
<div>La storia delle relazioni domestiche, è avvenuta in maniera abbastanza differente rispetto a quella della struttura familiare in quanto è stata influenzata da differenti
variabili sociali ed economiche come espresso chiaramente nelle seguenti righe tratte da un saggio del già citato M. Barbagli</div>
<div>:</div>
<div>“Naturalmente le regole di formazione della famiglia e la sua composizione hanno influito in vario modo sulla configurazione dei ruoli al suo interno. Da queste variabili dipendeva ad esempio se i bambini trascorrevano i primi anni di vita unicamente con i genitori oppure anche con nonni, zii e cugini e se gli anziani risiedevano da soli o con altri parenti. Il modello
di residenza dopo le nozze influiva d’altra parte sull’età a cui si acquisiva una relativa autonomia dal padre. Nella grande maggioranza della popolazione urbana, in cui ha sempre dominato la regola neolocale,
i maschi si sposavano ad un’età un po’ più avanzata di quella della popolazione agricola appoderata, che seguivano invece il modello patrilocale. I primi diventavano però capofamiglia al momento
delle nozze, mentre i secondi dovevano spesso attendere la morte del padre per raggiungere questa posizione. Ma dal modello di residenza dopo le nozze, dal grado di complessità della struttura familiare, dalla presenza
o meno di persone di servizio dipendeva anche il sistema di divisione del lavoro che veniva seguito in casa.”</div>
<div>Elemento presente in tutti i diversi modelli di relazioni domestiche fu il mantenimento, fino a tempi molto recenti, della superiorità del potere e dell’autorità dell’uomo: la struttura ed il potere patriarcale fu caratteristica comune a tutte le differenti relazioni familiari e domestiche.</div>
<div>Nel secolo XIX tale modello basato sulla completa e totale deferenza dei figli nei confronti del padre, entrò in crisi e si affermò un modello, detto coniugale intimo, in cui il maschio (marito e padre), pur continuando ad avere potere e d autorità
assoluta, riduceva di molto le distanze sociali con la moglie ed i figli.</div>
<div>Volontariamente si ebbe una riduzione ed un controllo delle nascite e, in maniera indirettamente proporzionale, aumentò il tempo dedicato dai genitori</div>
<div>ai propri figli.</div>
<div>Ciò fu, ovviamente, il frutto delle grandi trasformazioni sociali, politiche ed economiche avvenute nei secoli XVIII – XIX (in primis la Rivoluzione industriale e la Rivoluzione francese) che,
messo in crisi l’Antico Regime, produsse grandi cambiamenti ai quali dovettero adeguarsi anche le relazioni familiari: nasceva un nuovo modello di famiglia dapprima sviluppatasi nei ceti più alti della realtà urbana e poi estesasi anche nei ceti meno abbienti, che avrebbe visto la propria affermazione nel XX secolo.</div>
<div>Se si fa largo nella famiglia un sentimento amoroso coniugale, un’attenzione educativa dei figli, permane una divisione netta di ruoli e mansioni tra uomo e donna, dalla metà degli anni 70’ in poi</div>
<div>La nascita della famiglia postmoderna vede il crollo della coincidenza tra amore e dell’istituzione matrimonio che si incontra con le trasformazioni dei fenomeni demografici descritti anche da L. Zanatta:</div>
<div> il calo e il ritardo dei matrimoni;</div>
<div> l'aumento delle convivenze (famiglie di fatto);</div>
<div> l'aumento delle separazioni e dei divorzi;</div>
<div> l'aumento delle famiglie ricostituite;</div>
<div> l'aumento delle famiglie unipersonali;</div>
<div> il calo complessivo delle nascite;</div>
<div> l'aumento delle nascite fuori del matrimonio.:</div>
<div>Nel passato si era verificata la formazione di strutture familiari con una sola persona, &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;derivata
o dal fenomeno migratorio lavorativo o da eventi quali la morte improvvisa del coniuge ed in seguito dalla formazione di un nuovo matrimonio. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Tuttavia, anche se la famiglia del passato era molto più instabile di quella attuale, l'instabilità e molteplicità di forme a cui dava luogo traevano origine , nel passato, da eventi ineluttabili o involontari, che non mettevano in discussione il
matrimonio come istituzione.</div>
<div>Nella società contemporanea, invece, l'instabilità e la pluralità delle famiglie sembrano derivare da una scelta volontaria dei soggetti coinvolti ed esprimono un rifiuto crescente del matrimonio.</div>
<div>L'industrializzazione avanzata, la civiltà urbana, l'ingresso di massa delle donne nel mercato del lavoro ,il declino dei valori religiosi tradizionali, il</div>
<div>pluralismo delle idee, sono i fattori che hanno contribuito ai grossi cambiamenti all’interno della istituzione famiglia (tale tesi è anche sostenuta da A. L. Zanatta con alcuni suoi scritti del 1997) .</div>
<div>Inoltre il porre alla base del matrimonio moderno il concetto di amore , sostituendo il matrimonio combinato nel passato, ha dato spinte maggiori allo scioglimento
di questo in caso del venir meno del sentimento, aumentando la frequenza dell’instabilità coniugale.</div>
<div>Secondo il Barbagli quest’ultima sarebbe influenzata dai seguenti fattori:</div>
<div>• La trasmissione ereditaria dell'instabilità coniugale: i figli di divorziati hanno maggiori probabilità di divorziare rispetto a coloro che provengono da unioni stabili. Il divorzio è
un processo che si autoalimenta e si autorafforza;</div>
<div>• La religione: in Italia, i cattolici praticanti divorziano meno degli altri individui appartenenti ad altre religioni</div>
<div>• Il lavoro della donna: il lavoro femminile può costituire il superamento d'una barriera, quella dell'autonomia finanziaria, che finora aveva impedito lo scioglimento del matrimonio; oppure può cambiare i rapporti tra i coniugi e diventare
fonte di conflitto, soprattutto se i mariti si aspettano una divisione tradizionale dei compiti e del potere.</div>
<div>Ulteriori studi effettuati dalla Dott.ssa Francescato hanno posto in essere come cause della instabilità altre variabili:</div>
<div>• Il Mutamento dei ruoli maschili e femminili: la considerevole crescita delle opportunità lavorative per le donne, il loro
impegno fuori casa, hanno provocato tensioni nella coppia, rompendo gli schemi tradizionali secondo i quali la moglie si occupa dei figli, del marito e della casa, mentre il coniuge provvede al mantenimento della famiglia. Le statistiche indicano che quando le donne acquisiscono maggiore potere economico, culturale e psicologico, sono più propense a porre termine a matrimoni o convivenze insoddisfacenti in quanto hanno un maggiore potere contrattuale e dipendono meno dal marito. Inoltre, il mutamento dei ruoli maschili e femminili non sembra aver interessato solo l'ambito lavorativo, ma anche
quello della gestione della sessualità e della riproduzione. Circa un terzo delle coppie ha attribuito a problemi sessuali la causa del fallimento della propria unione. Le donne di oggi sono accusate di scegliere come
e quando fare l'amore, interrompendo</div>
<div>una tradizione secolare in cui la forza, il denaro o il matrimonio concedevano al maschio il diritto di imporre rapporti sessuali anche non graditi.</div>
<div>• L'evoluzione del ruolo dei figli nei rapporti di coppia e nella società: Oggi tra genitori e figli e tra i fratelli si formano dei legami meno stereotipati, sempre più ispirati da affinità o dall'amore reciproco, e sempre meno dal senso del
dovere o dai vincoli di sangue.</div>
<div>• Nel mondo moderno l'individuo non riceve più passivamente la propria identità, già forgiata e costituita secondo criteri esterni, ma se la costruisce in prima persona. Le relazioni dell’uomo moderno si basano su scambi reciproci, bisogno d’intimità e fiducia.</div>
<div>Margaret Mead (1962) ha sottolineato il carattere di "volontarietà" che tende a caratterizzare l'attuale vincolo coniugale, facendo in modo che esso non sia più una scelta irrevocabile.</div>
<div>Lo stare insieme per marito e moglie significa scegliersi, giorno per giorno, attraverso una continua “negoziazione”(Irene Thery) , fatta di atti e sentimenti. Nella coppia coniugale, &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;nel
rapporto genitori-figli o in qualsivoglia nuova forma di relazione familiare, oggi sembra acquisire un’importanza &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;determinante il sentimento, poiché come afferma giustamente J.Schiller</div>
<div>“Non è né la carne, né il sangue, ma il cuore che rende padri, madri e figli”.</div><div><br></div><div>Dott.ssa Alessandra Gatto</div>
<div> </div>
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<div>BIBLIOGRAFIA</div>
<div>James Casey, La famiglia nella storia, Roma/Bari 1991,12 . Richard Wall ,Household and family in past time ,1972</div>
<div>Marzio Barbagli, Sotto lo stesso tetto, Mutamenti della famiglia in Italia dal XV al XX secolo, Bologna 1984</div>
<div>Elena De Marchi, Dai campi alle filande, Franco Angeli Editore Shorter Edward, The making of the modern family, New York 1975</div>
<div>Lawrence Stone, La nascita della famiglia nucleare agli albori dell’Inghilterra moderna, Torino,1979</div>
<div>Anna Laura Zanatta , Le Nuove famiglie, 1997 ed.IL Mulino Donata Francescato, Famiglie aperte, Feltrinelli</div>
<div>Ardone- Mazzoni, Mediazione Familiare, Ed.Giuffrè</div>
<div>L. Berkner, articoli pubblicati nel 1972 e 1975</div>
<div>Lawrence Stone, Famiglia, sesso e matrimonio in Inghilterra tra Cinquecento e Ottocento, Einaudi, Torino 1983</div>
<div>Lévi- Strauss, Antropologia Strutturale,1958</div>
<div> </div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 17:37:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Intelligenza artificiale e Psicoterapia: i rischi del "Vaso di Pandora"]]></title>
			<author><![CDATA[Dott.ssa Alessandra Gatto]]></author>
			<category domain="https://www.psicoterapia-sistemica.it/blog/index.php?category=Intelligenza_Artificiale_e_Social_Network"><![CDATA[Intelligenza Artificiale e Social Network]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000C"><div data-text-align="center"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div data-text-align="center"><span class="fs14lh1-5 cf1">Negli anni della mia pratica da psicoterapeuta , ho appreso sempre più che ciò che viene portato dai pazienti non solo è un patrimonio da custodire e proteggere con delicatezza e rispetto , ma anche una ricchezza inestimabile per il paziente stesso ed il terapeuta, &nbsp;a cui prestare molta attenzione nello svolgimento e nel percorso della terapia, per un buon esito della stessa.</span></div><div data-text-align="center"><span class="fs14lh1-5 cf1">Il Clinico accoglie le emozioni, i dolori, i ricordi ed i vissuti della persona dinanzi a lui non come un contenitore vuoto , ma partecipe vibra con lui e, come in una Danza , durante la seduta di psicoterapia, favorisce l’emersione delle emozioni in tempo reale, gestendole con il soggetto e favorendone il disvelamento.</span></div><div data-text-align="center"><span class="fs14lh1-5 cf1">Il terapeuta sperimenta l’ intensità emotiva e nessun momento di comunicazione tra terapeuta-paziente è mai uguale a sè stesso o regolato da schemi, moduli o risposte precostituite da algoritmi , sempre uguali a sè stessi.</span></div><div data-text-align="center"><span class="fs14lh1-5 cf1">Ciò che viene detto e “sentito”, emotivamente, avviene nell’“Hic et Nunc” ed il terapeuta è sempre partecipe, attivo ed empatico, seguendo il ritmo che la persona presenta ed immergendosi con essa nel fiume delle emozioni (come lo stesso Salvator Minuchin esorta nella sua metafora), sentendone la portata &nbsp;e la forza della corrente, calibrando i rischi dei vortici e dei mulinelli della disperazione, ma sempre restando automomo e lucido.</span></div><div data-text-align="center"><span class="fs14lh1-5 cf1">Sentire la portata della corrente delle emozioni, &nbsp;significa quindi &nbsp;essere pronti a cogliere &nbsp;tutto quello che avviene in quel momento, gli sguardi, il flusso del respiro , le esitazioni e tutto il non verbale, rimanendo dentro ad un processo di relazione, senza esserne travolti e trascinati e fornendo &nbsp;un adeguato sostegno, nei diversi cambiamenti di “rotta” del percorso terapeutico.</span></div><div data-text-align="center"><span class="fs14lh1-5 cf1">Quanto quindi evidenziato, alla luce della complessità e ricchezza del cammino psicoterapeutico, dei profondi simbolismi emergenti nella relazione, nonchè dell’ alleanza terapeuta-paziente, impone seri interrogativi e considerazioni riguardo l’utilizzo sempre più dilagante di A.I &nbsp;.</span></div><div data-text-align="center"><span class="fs14lh1-5 cf1">Nella psicoterapia e sostegno clinico alla persona.</span></div><div data-text-align="center"><span class="fs14lh1-5 cf1">Nella mia quotidianità di psicoterapeuta mi sono trovata, infatti, dinanzi a ragazzi ed adulti , con richiese di aiuto e criticità riferitemi, riguardo un iniziale approccio a tale Intelligenza Artificiale.</span></div><div data-text-align="center"><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1">Alla ricerca di un aiuto che potesse rimanere il più nascosto possibile ed al contempo &nbsp;immediato, nel bisogno di sollievo e &nbsp;di soluzioni &nbsp;a &nbsp;domande, percepite spesso come inconfessabili, i pazienti, g</span><span class="cf1">iunti da me mi hanno narrato come il ricorso a A.I. Li avesse fatti sentire come presentatori di “ovvietà” a cui rispondere, dispensando soluzioni miracolose ed indicazioni di comportamenti da adottare nella quotidianità, in nano secondi e in modalità algida ed anempatica.</span></span></div><div data-text-align="center"><span class="fs14lh1-5 cf1">La stessa ragazza, che chiamerò con un nome fittizio Loredana, riportandomi la sua difficoltà di rapportarsi ad un maschile non in maniera soccombente e dipendente, mi riferisce di essersi resa conto come non potesse essere &nbsp;normale, per lei , che in una psicoterapia, se così possiamo definire quella &nbsp;presunta di A.I., &nbsp;le venissero date indicazioni precise di cosa dovesse fare ed agire e sottolineo AGIRE, in risposta a determinate situazioni.</span></div><div data-text-align="center"><span class="fs14lh1-5 cf1">Già tali elementi, riportati direttamente dalla ragazza, ci allertano sulla pericolosità di quanto evidenziatosi.</span></div><div data-text-align="center"><span class="fs14lh1-5 cf1">Nell’alleanza terapeutica, che si instaura in un percorso di psicoterapia , &nbsp;è &nbsp;essenziale la gradualità ed il rispetto dei tempi nell’ emersione dei vissuti profondi e talvolta traumatici della persona , non si danno “ricette miracolose”, né indicazioni di azioni.</span></div><div data-text-align="center"><span class="fs14lh1-5 cf1">Loredana ha aggiunto come , sentendosi liquidata velocemente, abbia risposto alla &nbsp;A.I. Di conoscere che in psicoterapia non si danno Soluzioni e come questa , in maniera asettica e meccanica abbia risposto alla provocazione della paziente : ” Hai ragione, mi scuso, riformulerò la risposta..........”.</span></div><div data-text-align="center"><span class="fs14lh1-5 cf1">Riflettiamo seriamente su quanto verificatosi, dov’è l’empatia del terapeuta &nbsp;nell’accogliere e</span></div><div data-text-align="center"><span class="fs14lh1-5 cf1">condividere quanto dolore emotivamente esprimeva, con lo sguardo e la tonalità della voce, per sentirsi soccombente con il maschile? Quale sostegno e riflessione, &nbsp;insieme a Loredana, su quando si fosse sentita così, per la prima volta, in passato? Non entrerò dettagliatamente nel percorso di psicoterapia di Loredana , ma reputo essenziale, con tale esempio &nbsp;non unico riferitomi, evidenziare i rischi a cui sottoponiamo le persone , magari &nbsp;meno “smaliziate” di Lei , proponendo l’utilizzo di A.I. per Psicoterapia, perchè nonostante tante indicazioni date a diffidarne, attualmente sembra non esistere alcuna protezione reale o regolamentazione, a tutela.</span></div><div data-text-align="center"><span class="fs14lh1-5 cf1">E non può certo rappresentare una consolazione &nbsp;od &nbsp;una sicurezza l’affermare che in futuro A.I. Sarà in grado di leggere il Non Verbale, sguardi ,tonalità della voce ecc. per meglio rispondere alle domande. Certamente in un futuro molto prossimo, nuovi logaritmi saranno in grado con una mappatura facciale di cogliere i dettagli del Non verbale, ma la relazione terapeutica &nbsp;,già dai primi colloqui, in una alternanza di emozioni ricevute e restituite, transferali e controtransferali, non può essere eguagliata da nessun computo matematico , nell’ accoglimento della disperazione e nel disvelamento del funzionamento inconscio.</span></div><div data-text-align="center"><span class="fs14lh1-5 cf1">Sorge quindi spontaneo il pensiero su come utilizzare l’A.I senza esserne forviati , rischiando la sicurezza &nbsp;dei pazienti, che non possono essere indotti in comportamenti, su &nbsp;“consigli “creati &nbsp;da A.I ,su cliché di standardizzazioni. &nbsp;Ci sono ambiti ,ovviamente ,come la psicoterapia ed addirittura l'utilizzo della metodologia E.M.D.R. &nbsp;Per l’elaborazione dei traumi, dove &nbsp;la desensibilizzazione dall’evento traumatico, che emerge attraverso lunghi step di continue rielaborazioni , è strettamente legata a quanto attimo, per attimo, accade nel setting tra terapeuta/paziente, rendendo impossibile la sostituzione con l’umano. In altri settori , &nbsp;l’ausilio di &nbsp;A. I. Rimane utile , ad esempio &nbsp;nel l’abbreviare i tempi per il computo dei dati testologici o nell’archiviare dati anamnestici clinici, ma è essenziale &nbsp;saper farne un uso appropriato e tutelarne i non esperti del settore.</span></div><div data-text-align="center"><span class="fs14lh1-5 cf1">In conclusione, &nbsp;non dimentichiamo l’unicità dell’esperienza umana, ineguagliabile, condividendo &nbsp;&nbsp;che :” Piu che le macchine, l’uomo ha bisogno di umanità. Più che d’ Intelligenza, abbiamo bisogno di dolcezza e bontà. Senza queste doti la vita sarà violenta e tutto andrà perduto”. Charlie Chaplin (da Il Grande Dittatore.).</span></div><div data-text-align="center"><span class="fs14lh1-5 cf1">Lavoriamo quindi , clinicamente , per recuperare tutto questo, senza trascurare la competenza professionale.</span></div><div data-text-align="center"><span class="fs14lh1-5 cf1">Dott.ssa Alessandra Gatto</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 17:18:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Ansia e difficoltà scolastiche negli adolescenti]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.psicoterapia-sistemica.it/blog/index.php?category=Minori_e_genitorialit%C3%A0"><![CDATA[Minori e genitorialità]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000A">Come riconoscere ansia, ritiro sociale e calo del rendimento scolastico negli adolescenti e quando rivolgersi a uno psicoterapeuta.</div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 14 Jun 2026 22:10:49 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Separazione dei genitori: come proteggerne i figli]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
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			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000009">Indicazioni pratiche per aiutare bambini e ragazzi ad affrontare la separazione dei genitori, riducendo il più possibile l'impatto emotivo.</div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 14 Jun 2026 22:10:49 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Famiglie ricomposte: gestire i nuovi equilibri]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.psicoterapia-sistemica.it/blog/index.php?category=Famiglia_e_coppia"><![CDATA[Famiglia e coppia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000008">Le sfide emotive e relazionali delle famiglie ricomposte e il ruolo della psicoterapia sistemica nel favorire nuove alleanze familiari.</div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 14 Jun 2026 22:10:48 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Crisi di coppia: quando chiedere una psicoterapia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.psicoterapia-sistemica.it/blog/index.php?category=Famiglia_e_coppia"><![CDATA[Famiglia e coppia]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000007">I segnali di una crisi di coppia, le dinamiche più frequenti e come la psicoterapia sistemica può aiutare a ritrovare equilibrio e dialogo.</div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 14 Jun 2026 22:10:48 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Lutto e perdita: come può aiutare l'EMDR]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000006">Un approfondimento su come l'EMDR può supportare le persone che affrontano un lutto o una perdita improvvisa.</div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 14 Jun 2026 22:10:47 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Trauma psicologico: sintomi da non sottovalutare]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000005">Come si manifesta un trauma psicologico, quali segnali osservare in sé e negli altri e quando è il caso di chiedere un aiuto specialistico.</div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 14 Jun 2026 22:10:47 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Che cos'è la terapia EMDR e quando è indicata]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.psicoterapia-sistemica.it/blog/index.php?category=Trauma_e_EMDR"><![CDATA[Trauma e EMDR]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000004">Una guida chiara e scientificamente fondata per capire che cos'è l'EMDR, come funziona e in quali situazioni può essere utile.</div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 14 Jun 2026 22:10:46 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Mediazione familiare: in cosa consiste e quando è utile]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.psicoterapia-sistemica.it/blog/index.php?category=Separazioni_e_conflitti"><![CDATA[Separazioni e conflitti]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000B">Che cos'è la mediazione familiare, come si svolge e in quali situazioni può aiutare a gestire separazioni e conflitti coniugali.</div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 14 Jun 2026 22:10:00 GMT</pubDate>
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